Quando il fienile diventa una villetta

24 Gennaio 2016

Locali di lusso da edifici cadenti e mai abitati, appartamenti che spuntano dal nulla: è così che si consolida la rendita

L’AQUILA. La mancanza di regole (o meglio troppe regole nessuna regola) ha consentito ai soliti furbi con gli agganci giusti di farsi rifare anche case disabitate da anni o addirittura trasformare fienili in residence. Tutto con l’obiettivo di consolidare la rendita. Negli ultimi mesi le segnalazioni di questi presunti abusi (che abusi veri e propri non sono perché se si va a scavare si scopre che è la legge o le centinaia di leggine che li ha consentiti) si sono moltiplicate. Ecco un piccolo campionario.

PRIMO CASO. «Gentilissima redazione segnalo l’ennesimo scempio che si sta effettuando anche a danno di tanti onesti cittadini che non hanno voce contro le clientele di questa città. Se vi fate un giro alla immediata periferia dell’Aquila, zona est, hanno abbattuto e già in fase di ricostruzione un edificio-villa che fin da dopo la seconda guerra mondiale è stato adibito a rimessa per erbaggi. È una vergogna il fatto che si dia priorità a queste catapecchie mai abitate e non a cittadini che pagavano le tasse e avevano utenze attive alla data del 6 aprile 2009».

SECONDO CASO. «Scrivo da un paesino del cratere aquilano. Si sono costituiti diversi aggregati per la ricostruzione. L’aggregato dove ho casa io, non ha subìto danni e per questo non si è ancora costituito. Esistono però nell’aggregato 3 ruderi e a memoria dei miei 48 anni sono sempre stati ruderi, senza proprietari. Ricevo una telefonata da un geometra che mi invita in maniera pressante a firmare per la costituzione dell’aggregato, rispondo che non ci sono case terremotate, almeno non del terremoto del 2009, mi si risponde: “Che si vuole lasciare sfuggire questa occasione di restituire decoro a tutto l’aggregato e magari vedere la sua casa riverniciata di fresco?”. Rispondo che non avrà mai la mia firma e che farò un esposto alla procura della Repubblica affinché i soldi dei terremotati non debbano servire a ricostruire qualcosa che non c’è mai stato, case fantasma prive di utenze e di padroni fino a ieri, e frutto di speculazioni truffaldine per ricavarne una seconda casa per le vacanze, da affittare».

TERZO CASO. «Qualcuno mi deve spiegare come un rudere con due muri pericolanti, una trave cadente e 16 tegole vecchie abitato da galline, posto tra due frazioni dell’Aquila, può diventare una casa residenziale. Che tipologia di contributi ha avuto? Valore forse di 20.000 euro con contributo di 500.000 euro».

QUARTO CASO. «Una bella casa nuova in cemento armato, ben isolata non si nega a proprietari, che non l’abitavano più da almeno 30 anni all’immediata periferia della città. Come non si negano tetti nuovi con canali e discendenti in lucido rame a stalle dove l’ultimo animale entrò 20 anni fa». E si potrebbe proseguire a lungo. Tutto regolare, tutto lecito, soldi, degli italiani, investiti per crearsi una bella rendita su immobili che fino al 5 aprile del 2009 nessuno si era mai sognato di ristrutturare. Pochi casi? Sì, forse pochi casi, ma ci sono e nasconderli serve solo a mettersi la coscienza in pace: meglio che sto zitto se no vengono a rompere le scatole pure a me.

CONTRO I CITTADINI. Pochi giorni fa sulla pagina facebook di un noto amministratore locale è comparsa una nota in cui «certa stampa» (quella cioè che non si mette a tappetino) è stata accusata di lavorare contro i cittadini, sbertucciandoli e facendo passare tutti per truffatori rovinando così l’immagine della città (della serie i panni sporchi si lavano in casa). Nello sterminato mondo del web ho cercato alcune dichiarazioni che quell’amministratore ha rilasciato in questi anni buttando la croce proprio su quei cittadini che ora vorrebbe tutelare.

LE FRASI. 1) In relazione a chi non paga le bollette del piano Case: «Oltre il 60% dei contatori sono rotti o sono stati sabotati, persino sciolti con il fuoco. Premesso che le famiglie con difficoltà economica, con Isee inferiore ai 7000 euro annui sono 369 le altre 3.400 potrebbero pagare». 2) «Ho visionato l’elenco di coloro che non hanno mai pagato le bollette del progetto Case. Sono soprattutto i benestanti di questa città, la borghesia, i professionisti, nobili decaduti. Altri arrancano a pagare, ma ci stanno provando. È una cosa vergognosa. Prima non hanno pagato con il calcolo dei consumi rilevati ai contatori, ora non pagano secondo quanto previsto dalla nuova legge. La verità è che non vogliono pagare». 3) In relazione alla ricostruzione: «Centinaia di certificazioni falsificate, 150 subappaltatori raggirati e finiti in un giro di false autocertificazioni, presentate dalle imprese edili affidatarie degli interventi, attestanti pagamenti mai avvenuti». La frase scatenò forti reazioni delle imprese che replicarono: «Ancora una volta si agita lo spettro del malaffare e di un territorio votato alla furberia di basso cabotaggio, quando non alla conclamata truffa». Certa stampa è in buona compagnia: c’è anche una certa politica.

(4 continua)

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