Quando in bicicletta si andava a lavorare

Le usanze di ieri e la pista ciclabile oggi: riflessioni del giornalista Palmieri sulla città che cambia
Ad Avezzano la pista ciclabile è entrata in funzione da circa due mesi e su di essa non si vedono ciclisti pedalare, né in salita e né in discesa, nemmeno la domenica e nei giorni festivi. È invece aumentato il traffico veicolare con conseguente inquinamento dell’aria perché gli automobilisti spesso girano a vuoto alla ricerca di un parcheggio che ormai non c’è più. Ma quello che più sorprende è che sono scomparsi anche gli amanti delle due ruote, ai quali l’amministrazione comunale ha fatto un bellissimo dono, regalando loro gli spazi sottratti agli automobilisti, che pagavano il pedaggio e incrementavano gli introiti del Comune. Che ingrati, questi ciclisti! Forse non sanno che l’utilizzo della pista ciclabile è gratis, per utilizzarla non si paga un centesimo. Oppure aspettano che il Comune, dopo la pista, metta loro a disposizione anche la bici? Sempre gratis, naturalmente. Nemmeno dopo l’apertura di Piazza Torlonia le cose sono migliorate: la pista è sempre vuota, addirittura “snobbata” da chi, seppure non richiesta, l’ha condivisa e soprattutto difesa durante i dibattiti e le riunioni pubbliche organizzate dall’assessore all’Ambiente Presutti, convinto sostenitore della mobilità sostenibile. Fatto sta che la pista ciclabile è sempre vuota, ricoperta di foglie e con qualche dubbio sul suo reale adeguamento alle norme sulla sicurezza stradale. Chi ha “partorito” l’idea si aspettava sicuramente di raccogliere l’unanimità dei consensi, mai si sarebbe aspettato però che a tradire le aspettative di successo dell’iniziativa fossero gli stessi appassionati delle due ruote. Avezzano, quando venne ricostruita dopo il terremoto del 1915, fu definita Città giardino, una tra le più belle d’Italia, con strade ampie e confortevoli a doppio senso di marcia per le poche macchine che c’erano allora. Dagli anni Trenta agli anni Settanta, la bicicletta era l’unico mezzo di locomozione utilizzato. Si usava soprattutto per andare a lavorare. Avezzano veniva chiamata la Piccola Romagna per l’affinità di costumi e di usanze con una delle regioni del nord più emancipate dell’epoca. Ed entrambe si dimostrarono una fucina di campioni del pedale. Da noi si misero in luce Vito Taccone, i fratelli Meco, Sandro Cervellini, Vittorio Marcelli... Dopo il boom economico e la crescita demografica ci si è dovuti adeguare ai tempi, così la bici è stata sostituita da auto e moto, come in altre città d’Italia in quel periodo storico bello e indimenticabile. In seguito la viabilità è cambiata: sono stati creati sensi unici, parcheggi, semafori, aumentato l’organico dei vigili urbani, tutto ciò in conformità ai bisogni dei cittadini, sia residenti che provenienti quotidianamente dai centri limitrofi. Tornare indietro nel tempo non è più possibile. Ridiventare la Piccola Romagna degli anni ruggenti è un’utopia. Purtroppo bisogna farsene una ragione, Avezzano non ridiventerà più la bella Città giardino di una volta.
(* giornalista)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

