Quando la festa di San Massimo si celebrava a ottobre
L’AQUILA. Mauro Rosati, esponente dell’Archeoclub dell’Aquila, partendo dalle fonti storiche, ha accertato che la festa di San Massimo, patrono dell’Aquila, originariamente, si celebrava a ottobre...
L’AQUILA. Mauro Rosati, esponente dell’Archeoclub dell’Aquila, partendo dalle fonti storiche, ha accertato che la festa di San Massimo, patrono dell’Aquila, originariamente, si celebrava a ottobre invece dell’attuale data del 10 giugno. Da questa ricerca sono scaturite alcune riflessioni di carattere storico che ricostruiscono uno spaccato delle tradizioni cittadine.
«Un testimone diretto dell'epoca, Buccio di Ranallo», scrive Rosati, «racconta che prima del 1362 la fiera e la festa di San Massimo si tenevano il giorno di San Luca l'evangelista, ossia il 18 ottobre. In quello stesso giorno – però – si teneva fiera anche all’Isola (oggi Isola del Gran Sasso), sicché se ne ricavava poco per via della concomitanza. Inoltre ottobre è un mese molto impegnativo per i lavori della campagna (semina, raccolta dello zafferano) prima della pausa invernale; per cui gli abitanti del Contado avevano probabilmente difficoltà a recarsi in città per partecipare alla fiera e ai festeggiamenti del Santo patrono».
«Così», prosegue Rosati, «gli Aquilani pensarono di traslare la fiera da ottobre a maggio, insieme ai relativi festeggiamenti in onore del Santo, e ne fecero richiesta al Re e alla Regina di Napoli. La nuova fiera di San Massimo oggi si tiene nello stesso giorno della festività religiosa, ossia il 10 giugno. Il 10 giugno, tra l’altro, è l’anniversario di un importante evento storico, sempre legato al culto di San Massimo d’Aveja: il 10 giugno dell’anno 956, Ottone I di Sassonia (Ottone I il Grande, imperatore dei Romani dal 962) e Papa Giovanni XII si recarono in visita alle spoglie di San Massimo presso “Civita Sancti Maximi” (Civita di San Massimo) che oggi conosciamo come Civita di Bagno, all'epoca sede della Diocesi di Forcona di cui abbiamo oggi testimonianza materiale nei resti dell’ex cattedrale di San Massimo nel territorio di Civita di Bagno».
«Come sappiamo», afferma in conclusione Rosati, «nel 1257 la Diocesi di Forcona venne traslata ad Aquila dal vescovo Berardo da Padula, e con essa il titolo di San Massimo che venne unito a quello del già esistente patrono San Giorgio nella Cattedrale aquilana».(g.p.)
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