Quaranta alpini per fermare le fiamme

Arriva il Nucleo speciale per le emergenze. Volontari in azione. A valle scendono i lupi. Ascoltato l’uomo che ha visto il piromane
SULMONA. E dopo cinque giorni arriva l’Esercito. Da ieri mattina quaranta uomini stanno lavorando per cercare di fermare il fronte dell’incendio che sta devastando il Morrone. Sono stati formati due gruppi di lavoro: il primo sta operando sopra la base logistica di Fonte d’Amore, nella parte bassa della montagna, il secondo nell’area di Passo San Leonardo dove l’incendio sta pericolosamente minacciando il versante pescarese.
Gli alpini sono arrivati con cinque mezzi tattici per raggiungere con facilità le zone impervie, due camion militari attrezzati ognuno con 4mila litri di acqua. «I militari impiegati», fanno sapere dall’Esercito, «sono attrezzati con quanto necessario per operare in autonomia e ininterrottamente, viveri compresi, per 48 ore consecutive». Si tratta di un reparto speciale del Nono Reggimento dell’Aquila costituito specificatamente per le emergenze di protezione civile che ha già preso parte al soccorso a Rigopiano, all’emergenza neve e che ha operato fin dai primi momenti nella zona di Amatrice.
Intanto prosegue l’inchiesta avviata dalla Procura di Sulmona. I carabinieri forestali ai quali il procuratore Giuseppe Bellelli ha affidato le indagini, stanno cercando di mettere insieme i tasselli per arrivare a identificare il piromane che domenica pomeriggio ha innescato l’incendio. Ieri sono stati ascoltati cinque testimoni, tra cui il residente della frazione delle Marane che ha raccontato di aver visto un’auto scendere a fari spenti dalla montagna poco prima che le fiamme iniziassero a bruciare il bosco. La conta dei danni si fa sempre più pesante: gli ettari divorati dall’incendio sono arrivati a 600. E non è finita qui perché il bosco continua ad ardere. Dopo aver svalicato la montagna, l’incendio ha attaccato il bosco di Mandra Castrata, e minaccia di scendere nel versante pescarese. Tanto che ieri i sindaci di Sant’Eufemia e Caramanico sono scesi anche loro in prima linea a difesa della montagna. Alcuni lupi sono stati avvistati a valle, spaventati dal fuoco.
I danni sono allarmanti, come preoccupanti sono i dati relativi all’inquinamento dell’aria, che restano ben al di sopra della media, con il fumo che continua a stringere la gola e ad arrossare gli occhi di molti residenti della Valle Peligna. Contro il fuoco sulla montagna sacra a Celestino V, trenta volontari, perlopiù residenti nelle frazioni pedemontane, hanno deciso di fare da soli sfidando tutto e tutti. Fuoco compreso. Armati di pale, picconi, estintori e motoseghe hanno raggiunto il fronte del fuoco dandosi da fare per spegnere l'incendio. Tra i volontari ci sono assessori comunali di Pratola Peligna, ex assessori di Sulmona e imprenditori del settore farmaceutico e dell’ambiente.
Anche il vescovo Angelo Spina è intervenuto sul rogo che sta flagellando la montagna di Celestino V. «Lacera il cuore vedere il Morrone andare in fumo, tanti alberi ridotti in cenere, animali in fuga e uccisi dal fuoco, un ecosistema rovinato, un vero disastro, con l’apprensione di tante persone che vedono in pericolo le loro case e i loro beni», afferma il presule. «Un grazie di cuore a tutte le persone impegnate anche con elicotteri e Canadair che, instancabilmente, si danno da fare notte e giorno. Il danno causato è un peccato grave, offende Dio creatore e tutte le persone a cui quel bene appartiene».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

