Quattro le condanne per i restauri maledetti

29 Luglio 2017

I giudici di merito confermarono i precedenti verdetti a carico dei tecnici Ma il palazzo aveva dei vizi costruttivi preesistenti ai lavori fatti nel 2000

L’AQUILA. Il caso giudiziario che più di altri simboleggia la tragedia di quel tragico 6 aprile 2009, si è concluso con le condanne, confermate dalla Cassazione, a carico dei quattro tecnici che si occuparono dei restauri della Casa dello studente. L’11 maggio dello scorso anno, infatti, la Suprema Corte confermò la sentenza emessa il 28 aprile 2015 dai giudici di secondo grado dell’Aquila, che avevano condannato a quattro anni di reclusione Tancredi Rossicone, Berardino Pace e Pietro Centofanti, i tecnici che fecero lavori di restauro nel 2000 nell’edificio della Casa dello studente, e a due anni e sei mesi Pietro Sebastiani, tecnico dell’Azienda per il diritto allo studio che gestiva la struttura. La decisione giunse dopo una camera di consiglio durata sei ore. Alla lettura del verdetto ci furono scene di commozione tra i familiari delle otto vittime del crollo e i legali di parte civile. I reati contestati sono stati sempre quelli di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni. Una sentenza che arrivò ben prima della prescrizione, nonostante perizie e controperizie, soprattutto perché nel processo di primo grado si andò avanti a marce forzate e questo permise di guadagnare tempo prezioso.
Va comunque detto che la Casa dello studente, a prescindere dalla ristrutturazione del 2000, era comunque un castello di carta, realizzato malissimo. Solo che i responsabili di quella costruzione non sono comparsi in giudizio in quanto deceduti quasi tutti prima del 2009.
La stessa Cassazione assicura che la struttura era destinata a crollare perché ancora prima dei lavori di ristrutturazione eseguiti nel 2000, l’edificio era stato totalmente, e pericolosamente, modificato rispetto al progetto originario, già di per sé difettoso, e all’iniziale destinazione d’uso.
«Tuttavia i tre ingegneri che ne curarono la ristrutturazione nel 2000, e l’architetto responsabile del collaudo», come si può leggere nelle motivazioni della Cassazione, «avrebbero dovuto controllare i nuovi carichi di peso che gravavano sull’edificio, costruito nel 1965 dalla casa farmaceutica Angelini e la tenuta statica, prima di eseguire gli interventi che avevano progettato e che “hanno aggravato gli effetti del crollo” nel quale morirono sette studenti e il portiere dello stabile». Ora, chiuso il filone penale, sono in corso una serie di azioni civili intentate dai familiari delle vittime che hanno citato per danni la Regione, l’Adsu, il ministero dell’Istruzione, oltre agli stessi imputati, per i mancati controlli sulle condizioni statiche del manufatto.
Si tratta di controversie avviate da poco e solo tra alcuni anni ci saranno le sentenze.
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