Quattromila in piazza per il Volto santo

Tagliacozzo, in processione il quadro raffigurante l’immagine di Cristo Appello di monsignor Cilli «ad avere un cuore verso le persone povere»
TAGLIACOZZO. Cavallucci, “palommelle” e uova di Pasqua alzati al cielo dai bambini, l’acqua della fontana dell’Obelisco schizza in alto, mentre viene impartita la benedizione solenne. Si rinnova così, anche quest’anno, la festa più amata dai piccini, la più attesa dai grandi, la più carica carica di devozione e tradizione: il Volto santo. «Che bella festa è la Benedizione», cita la canzone del poeta e canzoniere tagliacozzano Luigi Venturini, e racchiude in queste parole una realtà che va avanti ormai da 400 anni, forse di più, e che è sempre più sentita da piccoli e grandi. Furono infatti i principi Colonna, antichi feudatari del Ducato, a far dono tra il XVII ed il XVIII secolo dell’effige, olio su tela, recentemente restaurato, alla municipalità di Tagliacozzo che ancora oggi provvede a organizzare la festa.
Ieri mattina quasi 4mila persone, molte di più dello scorso anno forse anche grazie alla bella giornata, sono tornate in piazza Obelisco per la domenica in Albis, cioè la prima dopo Pasqua, in occasione della suggestiva manifestazione religiosa. Il quadro raffigurante l’immagine del Cristo sofferente impressa sul velo della Veronica è stato portato in processione sotto il baldacchino chiaro, a significare il rispetto e l’onore che la città tributa a questa icona, elevata al rango di sacra reliquia. Il sindaco di Tagliacozzo, Maurizio Di Marco Testa, sabato sera è stato accolto dal parroco della chiesa dei Santi Cosma e Damiano, don Bruno Innocenzi, nel cortile del monastero. Si è posto davanti alla “ruota” della clausura attraverso la quale l’abadessa delle monache benedettine ha fatto passare la Sacra effigie, subito esposta alla venerazione dei fedeli nell’artistica raggiera dorata del XIX secolo. Un tempo, lo sparo di mortaretti e il suono festoso delle campane accompagnava il rito. Seguivano i vespri solenni presieduti dal vescovo dei Marsi e nei saloni del vicino Palazzo Ducale il sindaco offriva un sontuoso rinfresco a tutte le autorità civili, militari e religiose e alla cittadinanza intervenuta. La popolazione vegliava in preghiera tutta la notte la sacra immagine. Oggi molto si è perso di questa bella festa e la cerimonia è molto più sobria e snella.
Ieri il grande giorno. Insieme ai colleghi di Sante Marie, Cappadocia, Aielli, Cerchio, e tanti altri rappresentanti delle istituzioni marsicane, dopo la solenne cerimonia eucaristica alle 10.30 è iniziata la processione con i cavalieri di Malta, la banda, i portatori e i fedeli. Infine la benedizione in piazza con il bambini che hanno tenuto in mano i cavallucci e le “palommelle” realizzati con un’antica e segretissima ricetta dalle monache benedettine. Prima della benedizione, impartita da una terrazza degli antichi palazzi, il parroco ospite, monsignor Gino Cilli, rettore del seminario diocesano regionale, ha parlato della “nostra ricerca del volto del Signore”.
«Il volto di Gesù, volto dolente e volto del Risorto, ci rivela la bellezza e la vicinanza di Dio». Poi l’invito ad «avere un cuore verso i miseri, avere occhi aperti, non rimanere indifferenti facendo parte della globalizzazione dell’indifferenza».
Pietro Guida
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