Quei dirigenti «fedeli» a Piccone nell’intreccio tra affari e politica

28 Febbraio 2021

Il gip svela i ruoli dei principali indagati: «Specchio e altri eseguivano puntualmente le disposizioni» Per l’accusa gli appalti pilotati danneggiavano gli imprenditori esterni al sistema e l’economia locale

CELANO. L’ex senatore Filippo Piccone «imperatore» di Celano, uomo dal potere politico incontrastato, aveva una schiera di fedelissimi per mantenere in piedi «il sistema» clientelare. Emerge nelle carte dell’inchiesta – accuse ovviamente tutte da dimostrare – che lunedì hanno messo sottosopra il Comune celanese e portato all’esecuzione di 25 misure cautelari: Piccone in carcere, il sindaco Settimio Santilli e altri 7 tra dirigenti e imprenditori agli arresti domiciliari. Reati a vario titolo, quelli contestati, che fanno emergere un presunto intreccio tra politica e affari.
Tutto ruota attorno alla figura dell’ex parlamentare, considerato il dominus dell’amministrazione comunale, ma il gip ha svelato anche le posizioni degli altri indagati. Quella definita «più complessa» è del dirigente Valter Specchio, al quale vengono contestati quasi venti reati, tra turbative d’asta e falsi ideologici. Specchio, sottolinea il gip Maria Proia, ha dato prova di fedeltà nei confronti di Piccone, del quale «aveva eseguito puntualmente le disposizioni».
Analoghe considerazioni, sostiene ancora il gip, possono essere fatte nei riguardi di Luigi Aratari, Giampiero Attili e Daniela Di Censo, «in considerazione della posizione apicale all’interno dell’amministrazione», della quale gli stessi «hanno approfittato per commettere i reati contestati, dimostrando, del pari fedeltà, nei confronti di Piccone e in piena adesione al sistema clientelare al centro del quale questi si trovava, che, senza la loro collaborazione, certamente non avrebbe potuto consolidarsi». Gli stessi dirigenti si sono «illecitamente attivati, in occasione dell’intervento dei carabinieri, tra giugno e ottobre 2018, per occultare e modificare vari atti, o dare disposizioni in merito».
Non meno grave, agli occhi del pm Lara Seccacini prima e del gip Proia poi, il ruolo degli imprenditori. «Livio Paris», scrive il gip nelle 520 pagine d’ordinanza, «è particolarmente vicino a Piccone. L’indagato si era avvalso della collaborazione dell’ufficio tecnico comunale per realizzare progetti poi falsamente sottoscritti da Specchio, come nel caso del progetto esecutivo della scuola Beato Tommaso». Significativa, per il gip, la conversazione del 7 maggio 2018 quando Aratari aveva ammesso con Paris che «il principio di rotazione non era stato rispettato e che, pertanto, avrebbero dovuto essere più attenti negli affidamenti diretti in suo favore. Paris aveva concordato con Aratari le modalità con cui affidare ad altri progettisti del suo studio ulteriori affidamenti diretti sotto soglia (senza necessità di espletare gare), così da aggirare la previsione del codice degli appalti in merito alla trasparenza, alla correttezza e alla imparzialità della pubblica amministrazione». Inoltre, «Paris aveva accesso riservato agli uffici comunali, nei quali si era permesso discutere di questioni alle quali avrebbe dovuto rimanere estraneo». E, ancora: «Appare significativa una conversazione del 16 ottobre 2018 nella segreteria di Piccone, in occasione della quale Paris aveva detto a Specchio: come giustifico l’assistenza al Rup?... che documenti ti devo dare per giustificare l’assistenza al Rup? Ti spiego perché... questi stanno qua dentro... andavano cercando le matricole dei software e lo sa pure lui (indica Filippo). L’altro problema è: io sono stato nominato dopo che il progetto... la paura mia è se ci sta una tracciabilità... sicuramente ci stanno le intercettazioni e tutto... cioè io risulto nominato dopo che questo progetto... che ti devo dare?”. Come osservato dal pm Seccacini, Paris temeva che gli inquirenti potessero risalire al vero autore del progetto in questione tramite la tracciabilità software di progettazione utilizzato per realizzare i vari elaborati del progetto. Paris nella segreteria di Piccone aveva anche ammesso di essersi fatto prestare il cellulare da terze persone per telefonare ai tecnici comunali, sempre con lo scopo di eludere l’indagine.
Altro ruolo chiave, per il gip, è quello di Goffredo Mascitti. A lui il sindaco aveva personalmente affidato un intervento di rifacimento di via Sant’Angelo, destando perplessità in Aratari, in quanto Mascitti stava rifacendo tutto l’asfalto del centro e, pertanto, si doveva fare in modo di rispettare, quantomeno in via formale, il principio di rotazione. Aratari, inoltre, aveva precisato che con gli affidamenti diretti Mascitti aveva superato i 40mila euro di lavori. Nella conversazione del 3 marzo 2018 Piccone aveva manifestato a Specchio le sue perplessità in merito alla lista richiesta e più volte sollecitata da Mascitti, definendola una follia. Specchio aveva ribattuto: «Allora Fili’... io mo sinceramente ti dico, faremo in maniera tale che andranno a quei soggetti che tu mi hai detti... però... c’è una forzatura insomma... voglio dire... però, lo faccio volentieri, cioè».
Per gli altri imprenditori e professionisti indagati è emerso che «sono pienamente inseriti nel sistema clientelare di Piccone, mediante frequenti e indebiti contatti con l’amministrazione, il cui operato, di fatto, veniva piegato ai loro interessi. Alterando gli appalti ai danni di imprenditori esterni al sistema e danneggiando l’economia locale».
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