«Quei soccorritori erano miei amici Con Valter eravamo a Rigopiano»

Il medico Scarsella rivive tutto il dramma dello schianto di Monte Cefalone e parla delle sei vittime: «Era un martedì, intorno alle 10 si scatenò il finimondo. Ora non dobbiamo cercare dei colpevoli»
L’AQUILA. «Al mio amico Valter ho asciugato il viso, integro, sereno, con una espressione di incredulità per quanto accaduto». Sono ancora impresse negli occhi e nel cuore di Americo Scarsella, medico dell’Unità operativa del 118, le immagini di quel terribile 24 gennaio 2017. Erano passati solo pochi giorni dalla tragedia di Rigopiano, quando un elisoccorso del 118 si schiantò su Monte Cefalone nel corso di una operazione di recupero di uno sciatore, Ettore Palanca, sulle piste di Campo Felice: con lui morirono sul colpo i cinque soccorritori. A sei anni dal disastro, Scarsella torna a quel giorno terribile.
IMMAGINI INDELEBILI
«Sono trascorsi sei anni da quel tragico 24 gennaio 2017 eppure le immagini e quei momenti concitati sono rimasti ben impresse indelebilmente nelle nostre menti», ricorda il medico, «nella nostra centrale 118 sembrava una giornata tranquilla, era un martedì e nulla faceva presagire un’altra grave tragedia dopo la valanga di Rigopiano».
LA VOCE TREMANTE
«Ma non fu così, subito poco dopo le dieci si scatenò il finimondo», continua, «ricordo ancora la voce tremante del collega di centrale che mi diceva di partire immediatamente, direzione Campo Felice, perché il nostro elicottero era disperso. Partimmo con l’angoscia nell’animo, ma con la speranza di ritrovare i nostri compagni sani e salvi».
LA TRAGEDIA
«Purtroppo non fu così, una folata di vento più forte spazzò per un attimo le nubi fitte che avvolgevano il Monte Cefalone e l’immane tragedia apparve nella sua gravità ai nostri occhi», racconta Scarsella, «i poveri resti dei nostri amici furono recuperati in poco tempo dagli uomini del Soccorso alpino e speleologico del Cai e dal Soccorso alpino della Guardia di finanza».
UN CORTEO DI DOLORE
«Toccò a noi con le nostre ambulanza riportare a valle, con un mesto corteo, questi nostri sfortunati compagni, su disposizione del pubblico ministero Simonetta Ciccarelli presente sul posto, e che ringrazio sempre».
NON SOLO COMPAGNI
Scarsella passa in rassegna i nomi degli uomini scomparsi tra la neve e la montagna: «Il comandante Gianmarco Zavoli, pilota di provata esperienza con all’attivo centinaia di ore di volo, scrupoloso e meticoloso nel suo lavoro. Mario Matrella, tecnico di volo, verricellista esperto, preciso e puntuale, appassionato scalatore e arrampicatore. Davide De Carolis, soccorritore del Soccorso alpino e speleologico, amante del suo lavoro, anche lui come me fu tra i primi ad arrivare a Rigopiano, solo qualche giorno prima. Giuseppe Serpetti, Peppone per la sua mole, esperto infermiere professionale con la partecipazione a innumerevoli interventi. Non potrò mai dimenticare tutte le volte che mi ha protetto da qualche energumeno».
L’AMICONE
Sull’elisoccorso quel giorno c’era anche Valter Bucci, medico rianimatore, membro del Soccorso alpino, il mio amico, l’amicone di tutti per il suo carattere gioviale, sempre pronto con una battuta a sdrammatizzare ogni situazione difficile», racconta il medico, «quel giorno gli ho asciugato il viso, integro, sereno, con una espressione di incredulità per quanto accaduto. Non potrò mai dimenticare l’ultimo giorno passato insieme a Rigopiano dove anche lui fu tra i primi ad arrivare».
NESSUN COLPEVOLE
Infine, Scarsella ricorda Ettore Palanca, lo sciatore che quel giorno aspettava soccorso e ha trovato la morte. «Da molti ritenuto a torto responsabile indiretto della tragedia», dice Scarsella, «ho conosciuto sua moglie, ho avuto l’impressione di persone buone e semplici. Ci sono state inchieste e due sentenze del tribunale; ancora oggi qualcuno ci chiede se era giusto mandare l’elicottero per un femore fratturato. Ormai la tragedia si è consumata e ha prodotto i suoi devastanti danni soprattutto alle persone direttamente interessate, alle famiglie, ai figli che hanno perso il sorriso di un caldo e protettivo abbraccio del loro papà».
NON DIMENTICHEREMO
«Ormai nulla può cambiare le cose, resta il ricordo del sacrificio di questi uomini e di ciò che hanno lasciato», conclude il medico, «ai familiari, ai ragazzi, il nostro più caro e affettuoso abbraccio: noi vi teniamo sempre presenti nel nostro cuore. Un pensiero particolare a Sandra e Chiara. Non dimenticheremo mai i nostri amici».
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