Quei testimonial in video che sanno emozionare
Registi, attori, atleti e giornalisti: tanti messaggi accompagnano la candidatura La scienziata Branchesi: «Immersi nella natura, si sogna guardando il cielo»
L’AQUILA. Nomi e volti di caratura internazionale. Registi, attori, firme del giornalismo italiano, atleti paraolimpici, maestri d’orchestra.
C’è tanto cuore dentro i messaggi-video che accompagnano il percorso della candidatura dell’Aquila a Capitale italiana della cultura 2022. C’è l’emozione che vibra nel tono della voce, nelle espressioni dei volti che raccontano L’Aquila, la sua rinascita: pezzi di storia e di trascorsi, più o meno vicini nel tempo, che rendono l'esatta misura del tessuto urbano, delle sue radici e del suo futuro. La cultura ne è l’elemento identitario, di bellezza e memoria, di costruzione e rinascita.
I TESTIMONIAL. E così sfilano, tra i maestri d’arte che sostengono la candidatura, il compositore Giorgio Battistelli, il fotografo Gianni Berengo Gardin, lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco e il giornalista Bruno Vespa, il linguista Francesco Sabatini e il registra Pierfrancesco Pingitore. E ancora, la scrittrice Dacia Maraini e lo storico Paolo Mieli, la cantautrice Simona Molinari, il musicista Paolo Fresu, il pianista celanese Nazzareno Carusi, il direttore d’orchestra, Leonardo De Amicis, l’attore e sceneggiatore Giorgio Pasotti e la scienziata Marica Branchesi. Interpreti di un approccio alla cultura, che va oltre gli schemi stereotipati, si rende libera e dinamica. Cresce e si evolve. Come L’Aquila distrutta e rifiorita, gemente e insieme viva. La città dei sogni e della cultura.
CITTÀ INDOMABILE. «L’Aquila, con i suoi cantieri, con le sue opere già realizzate, con la sua tradizione di città forte e indomabile», afferma Pier Francesco Pingitore, «rappresenta per tutti noi l’esempio di come l’Italia possa fare appello alle sue forze migliori e ai suoi mille ingegni per risollevarsi e guardare con fiducia al futuro. Per questo nessuna città è più degna dell’Aquila di essere proclamata Capitale italiana della cultura». E così, Giorgio Pasotti, attore, sceneggiatore e dal 2020 direttore artistico del Teatro stabile d’Abruzzo: «L’Aquila è una città che ha vissuto momenti drammatici, prima con il terremoto, poi con il Covid, ma è riuscita in entrambi i casi a riemergere grazie alla forza di volontà dei suoi cittadini. È una città che meglio di altre incarna il simbolo di rinascita e questo», spiega Pasotti, «non può che essere un grande trampolino di lancio per vedere L’Aquila capitale della cultura. Perché è dalla cultura che può e deve riemergere una società».
RIFIORIRE. Uno dei testimonial che porta avanti la candidatura dell’Aquila è il giornalista e conduttore, Bruno Vespa, che all’Aquila deve le sue origini. «Siamo pronti. L’Aquila ha quasi completato la sua rinascita e può candidarsi a Capitale italiana della cultura. Ne ha tutti i titoli», dice Vespa, «credo che gli aquilani siano, tuttora, i cittadini nel mondo che hanno il più alto tasso di consumo di musica classica per abitante, un glorioso Teatro stabile, dei monumenti che fanno del suo centro storico uno dei più grandi e più belli d’Italia. Direi, sommessamente, che il titolo ci spetta».
SCIENZA ED ECONOMIA. «L’Aquila è una città saldamente legata alle sue radici», la riflessione del maestro Leonardo De Amicis, «che sono la sua storia, l’architettura, la gente e la tradizione. Contiene in sé un valori profondi di cui sono orgoglioso». «L’Aquila è una piccola città immersa nella natura dove si può sognare guardando il cielo», le parole di Marica Branchesi, scienziata del Gssi. «Nonostante il momento di crisi è possibile rinascere, crescere e reagire anche attraverso la cultura», il commento della presidente della Camera di commercio Gran Sasso, Antonella Ballone. (m.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

