«Quel sangue era infetto» Eredi risarciti: 1,5 milioni

3 Aprile 2015

L’uomo ha contratto l’epatite C dopo una trasfusione alla clinica Santa Maria All’epoca i controlli erano insufficienti, condannato il ministero della Salute

AVEZZANO. È morto a distanza di 36 anni dalla trasfusione di sangue infetto. Il tribunale condanna il ministero della Salute a risarcimento gli eredi: circa un milione e mezzo di euro. Sono passati 48 anni da quel lontano 31 luglio del 1967 in cui P.T. di Avezzano entrò alla clinica Santa Maria – oggi chiusa e all’epoca convenzionata con il Servizio sanitario nazionale – con le dita di una mano seriamente ferite dopo un incidente. L’uomo fu sottoposto a delle trasfusioni di sangue, oltre a un’iniezione di siero antitetanico. Quel sangue, però, come accertato dalle analisi cliniche eseguite al policlinico Umberto I di Roma a maggio del 2000, conteneva il virus dell’epatite C. Dopo una lunga vicenda giudiziaria è arrivata la decisione del giudice del tribunale dell’Aquila, Maria Carmela Magarò, di un risarcimento agli eredi di circa un milione e mezzo di euro.

Mentre oggi le direttive nazionali che disciplinano le trasfusioni di sangue sono molto rigide e limitano al minimo i rischi, all’epoca dei fatti la legge era diversa.

Gli avvocati che hanno curato la difesa legale degli eredi di P.T., Berardino e Callisto Terra, hanno ricostruito, grazie anche alla relazione di un medico legale consulente tecnico di parte, che «la causa iniziale degli eventi morbosi che si sono succeduti, fenomeno logicamente e cronologicamente, fino al quadro clinico strumentale documentato negli atti, è da ricercare con ragionevole certezza nell’infezione da virus dell’epatite C, emersa solo nel maggio del 2000».

Come già accaduto con altre sentenze, anche in questo caso è stata ribadita «la responsabilità extracontrattuale del ministero della Salute, in quanto lo stesso era tenuto a esercitare un’attività di controllo e di vigilanza in ordine alla produzione, alla commercializzazione e alla distribuzione del sangue e dei suoi derivati. Controllo che invece fino agli Novanta è stato colposamente omesso. In particolare, la legge conferiva al ministero funzioni di direzione tecnica, di vigilanza sulla organizzazione, sul funzionamento e sul coordinamento dei servizi relativi, di autorizzazione alla istituzione di appositi centri, di affidamento di compiti di ricerca e di consulenza al centro nazionale per la trasfusione del sangue appositamente istituito. Tali funzioni sono state esercitate solo tardivamente».

Magda Tirabassi

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