Quel «tavolo» divenne una babele
Il racconto del post-sisma dai verbali degli «inconcludenti» incontri convocati da Cicchetti nel 2011
L’AQUILA. Se gli storici in futuro vorranno raccontare il periodo buio della ricostruzione dell’Aquila (quello fra la fine del 2010 e l’inizio del 2012) più che affidarsi alle “agiografie” di questo o quel personaggio politico potranno andare a rileggersi i 22 verbali del cosiddetto “tavolo” di Cicchetti. Il primo verbale porta la data del 20 gennaio 2011, l’ultimo del 9 gennaio 2012. Giusto un anno. Quelle riunioni furono definite “sedute spiritiche” in cui i problemi venivano evocati ma poi, appena usciti dalla porta, i vari protagonisti non perdevano tempo a disfare la tela che Antonio Cicchetti, sotto la supervisione di Gianni Letta, cercava di tessere. Quei “summit” non portarono a nulla di concreto per un motivo semplice: di mezzo c’era la politica e non certo l’interesse dei terremotati. Fu nel 2011 infatti che lo scontro fra il commissario Gianni Chiodi (che era anche presidente della Regione, di centrodestra) e il sindaco Massimo Cialente (centrosinistra) arrivò all’apice. Cialente nel settembre 2010 si era dimesso da vicecommissario perché il suo partito (e non solo) lo aveva spinto a farlo. Le due posizioni, gli fu detto, erano inconciliabili. Il primo cittadino infatti nel doppio ruolo non poteva dare vita a quelle che di lì a poco sarebbero diventate le sue famose “sceneggiate” che l’interessato oggi rivendica come quelle che hanno salvato L’Aquila e noi poveri “sudditi” di questo gli saremo grati per sempre. La prima alzata di scudi Cialente, ormai libero da condizionamenti, la materializza nel marzo 2011. Infatti sul documento del 18 marzo la verbalizzante, avvocato Angela Marinangeli, rileva che «il sindaco ha rassegnato le proprie dimissioni e non è presente nessuno in rappresentanza del Comune». Le dimissioni saranno ritirate di lì a poco e Cialente tornerà alle riunioni più agguerrito che mai (i suoi interventi in qualche caso arrivano a sfiorare un terzo del verbalizzato). L’obiettivo da parte di alcuni dei protagonisti di quel tavolo non era quello di marciare insieme ma di darsi stilettate che poi, fuori, davanti ai microfoni dei media diventavano accuse e controaccuse. Certo i verbali hanno un limite: sono una sintesi estrema di quanto veniva detto. Le riunioni duravano in media tre ore e la verbalizzazione è al massimo di 5-6 pagine. Ma perché Cicchetti inventa il tavolo che, nelle intenzioni iniziali, doveva avere cadenza settimanale? L’ex direttore generale del Gemelli, gentiluomo di sua Santità ed ex presidente del comitato Perdonanza (negli anni del sindaco Biagio Tempesta) aveva preso il posto di Cialente come vicecommissario. Lo aveva scelto il suo amico di sempre, Gianni Letta. Ma Cicchetti appena seduto sulla poltrona del suo ufficio si rese conto che le dimissioni (da vicecommissario) di Cialente avrebbero presto aperto una guerra per bande (in cui si dovevano giocare gli interessi politici e le future luminose carriere dei vari personaggi in campo). Il tavolo fu un tentativo di “annacquare” le tensioni e provare ad affrontare i problemi tutti insieme cercando di darne possibili soluzioni. Ecco cosa dice Cicchetti in apertura della prima riunione, quella del 20 gennaio 2011 in base a ciò che risulta dal verbale: «Antonio Cicchetti ringrazia tutti i presenti per la partecipazione sottolineando che la convocazione alla presente riunione si è resa necessaria per mettere intorno ad uno stesso tavolo tutti gli enti ed i soggetti comunque interessati alla ricostruzione dell’Aquila e del suo comprensorio. Ringrazia, nello specifico il sindaco dell'Aquila, per aver sostenuto questa iniziativa. L'intenzione è quella di calendarizzare gli incontri che si terranno a cadenza settimanale portando all'ordine del giorno tutte le problematiche che necessitano di una soluzione con l'intento fondamentale di velocizzare la ricostruzione. Quella che si sta affrontando, prosegue il dottor Cicchetti, è un’operazione storica che non ha precedenti cui riferirsi per cui le Istituzioni di ogni livello dovranno cooperare per individuare gli obiettivi da raggiungere, capire come raggiungerli e con quali risorse». La parola “ringrazia” è quella più gettonata nei verbali. Tutti si ringraziano a vicenda ma è solo un modo per mettere un po’ di zucchero sui bocconi avvelenati pronti a essere serviti.
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