Quell’antico edificio simbolo di abbandono

Si trova in pieno centro e conserva preziosissime strutture: allarme lanciato dall’ex assessore Placidi
L’AQUILA. Un elegante portale gotico sormontato da uno stemma con due monogrammi fa capolino tra le macerie di un edificio quattrocentesco, tra via Coppito e via San Benedetto, in pieno centro storico. Siamo appena sopra viale Duca degli Abruzzi, non distante dalla chiesa di San Pietro. L’edificio, di proprietà privata, si nasconde tra i vicoli e potrebbe risalire al periodo di fondazione della città. Prima del terremoto era abitato, ma da ormai 14 anni è lasciato al più completo abbandono: poche travi di metallo sorreggono a stento quello che resta delle murature gravemente colpite dal sisma. Intanto gli arbusti spuntano qua e là tra le pietre.
TESORI NASCOSTI
Nonostante sia rimasto ben poco di quello che doveva essere il palazzo, ancora è possibile ammirare alcune preziosissime strutture. «Il portale gotico elegantissimo e dalle linee accurate ha al di sopra un interessante stemma», spiega Vladimiro Placidi, ex assessore comunale, autore di saggi di archeologia e architettura. «All’interno un altro arco gotico rimaneggiato e di cui rimane il peduccio o imposta d’arco a testimonianza. Un grande arco tamponato ricorda un deposito mentre un’elegante colonnina con scala lapidea e capitello a fogliame testimonia l’accuratezza di questo edificio quattrocentesco. Per ultimo la splendida mensola reggitrave con fiore concluso. Meraviglia dell’architettura tardo gotica rimaneggiata dopo i violenti sismi succedutisi».
REGIA ABBAZIA?
Sulle pietre c’era fino a qualche tempo fa ancora un cartello turistico di metallo bianco, risalente a prima del terremoto, che portava scritto: «Portale abbazia regia Morronensis. Secolo XV». Una definizione che, tuttavia, potrebbe non essere corretta secondo Placidi: «Si riferisce a una proprietà dell’abbazia del Morrone, celestina. Ma lo stemma non è immediatamente riconducibile al simbolo celestiniano, anche se vi assomiglia molto. Ci sono però ai fianchi dello stemma principale due lettere M molto simili, se non addirittura uguali, a una presente su una mattonella del pavimento di Collemaggio».
L’ENIGMA
«Lo stemma centrale ricorda quello di Marruci (due triangoli contrapposti). D’altra parte quella zona è in parte ascrivibile all’area di Pizzoli e Marruci durante l’edificazione della città», continua lo storico. «Certo l’edificio doveva essere legato alla religiosità, anche per la presenza dei monogrammi sovrastati dalla croce». L’ipotesi è che possa trattarsi di un antichissimo “terminus”, ovvero la delimitazione di un locale appartenente a uno dei castelli fondatori della città.
L’APPELLO
«Solo i lavori di recupero potrebbero dare informazioni più precise sull’edificio», continua Placidi. «Mi auguro che si metta in salvo prima che sia troppo tardi».
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