Quella dose ordinata direttamente da scuola

In un’intercettazione un minorenne si rivolge al gruppo. Tredici i casi accertati di vendita di droga
L’AQUILA. Una telefonata da scuola in cui uno studente minorenne chiede una dose di marijuana. È quanto emerge dall’operazione che ha portato ai nove provvedimenti cautelari. La conversazione registrata dalla polizia è del 17 febbraio scorso: Camara Bully comunica a Lamin Sanyang che un suo amico, che in quel momento si trovava a lezione in un istituto superiore dell’Aquila, lo ha chiamato per chiedere della droga da fumare. Secondo gli inquirenti, l’episodio conferma i ruoli precisi che gli indagati hanno nell’attività di spaccio, ovvero che Bully è l’esecutore delle consegne per conto di Sanyang. Sono almeno tredici gli episodi di vendita di hascisc e marijuana accertata dagli agenti della Mobile. Le dose, stando sempre a quanto emerso dalle indagini, venivano vendute a partire da 5 euro (quella piccola) fino a 10 euro (quella grande). Per quantitativi ancora maggiori si arrivava fino a 30 euro.
Stupefacente che veniva nascosto nei luoghi più disparati, come per esempio in un contatore del gas.
In particolare, alcuni degli indagati, in una conversazione captata dagli investigatori, fanno espressamente riferimento al fatto che è pericoloso custodire le dosi nella casa d’accoglienza, in particolare dopo i controlli che la polizia aveva eseguito a gennaio.
Nel corso dell’indagine, sono stati fermati diversi tossicodipendenti, alcuni già noti agli agenti di polizia, che hanno confermato di avere acquistato la droga dai richiedenti asilo politico. (r.rs.)
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