Quella giovane scienziata che fu uccisa dal terremoto
AVEZZANO. Mi è capitata tra le mani una lettera del professor Armando Bergaglio di Tortona, che a distanza di cento anni dal terremoto della Marsica ha inteso ricordare due suoi concittadini che...
AVEZZANO. Mi è capitata tra le mani una lettera del professor Armando Bergaglio di Tortona, che a distanza di cento anni dal terremoto della Marsica ha inteso ricordare due suoi concittadini che ebbero, sebbene in circostanze assai diverse tra loro (e senza conoscersi), un ruolo importante nei momenti che precedettero e che seguirono l’immane tragedia del 1915: Maria Gramegna e Don Orione.
Riguardo al “prete Santo” di storie, di aneddoti e di opere di grande umanità si è detto e scritto tantissimo, quindi non ci resta che ribadire quanto sia stata fondamentale la sua missione a beneficio degli orfani e dei giovani della Marsica, mentre di Maria Gramegna poco o niente si sa.
Arrivò ad Avezzano nel 1913, a soli 26 anni, sede assegnatagli dopo aver vinto un concorso pubblico, assieme alla madre Maria Cristina Agosta, mentre il padre Innocenzo, che gestiva una piccola fabbrica di pasta, rimase a Tortona.
Dopo un brillante curriculum scolastico si iscrisse alla facoltà di matematica all’Università di Torino, dove insegnava il professor Giuseppe Peano, uno dei più illustri matematici del tempo, che rimase colpito dalle straordinarie capacità di questa allieva, che seguì con particolare attenzione, tanto che prima della laurea fu invitata a presentare all’Accademia delle Scienze di Torino un suo studio sulle “equazioni differenziate lineari”.
Si laureò a soli 23 anni con il massimo dei voti e la sua tesi fu oggetto di vivi apprezzamenti da parte di molti autorevoli studiosi.
Continuò a collaborare con il professor Peano, quando nel 1913 vinse un posto di insegnamento alla Regia Scuola Normale di Avezzano, dove subito venne apprezzata e stimata, tanto che nel giro di un solo anno l’amministrazione comunale la nominò direttrice del convitto femminile. Avrebbe poi avuto la possibilità di trasferirsi a una scuola di Piacenza, quindi molto vicino alla sua città, ma preferì rimanere ad Avezzano, finchè arrivò quel tragico 13 gennaio del 1915, quando lei – a soli 28 anni – e la madre, furono travolte dalle macerie, chiudendo tragicamente le loro esistenze.
Una storia come le altre? Probabilmente sì, ma in questo caso siamo di fronte a una giovane scienziata che pur avendo avuto tutte le premesse per abbracciare un brillante futuro professionale, preferì rimanere ad Avezzano a svolgere la missione di semplice insegnante a favore delle future generazioni di donne, che sognavano un avvenire radioso e che invece il terremoto di cento anni fa ha reso vano nel giro pochi, tremendi tragici minuti di crudeltà.
Eliseo Palmieri
©RIPRODUZIONE RISERVATA

