Quella statua di Taccone dimenticata nella polvere

30 Giugno 2015

Esattamente un anno fa furto e ritrovamento, non è più tornata sul Salviano Disattese le promesse fatte dall’amministrazione guidata da Gianni Di Pangrazio

AVEZZANO. Il giornalista Sergio Zavoli aveva avuto ragione quando aveva detto: «Vito Taccone andrà in fuga anche dai ladri». Ma su un punto si era sbagliato clamorosamente.

Perché la statua del campione di ciclismo anni Sessanta che tanto lustro ha dato ad Avezzano e alla Marsica, rubata esattamente un anno fa e ritrovata un paio di giorni dopo, si trova chiusa in un polveroso magazzino del municipio. Difficile fuggire da pastoie burocratiche, scaricabarile politico e lassismo.

Sono passati dodici mesi esatti e sul valico del monte Salviano è rimasto soltanto il basamento in travertino che doveva sorreggere bicicletta e statua del mito Taccone. Oltre a una scritta, scoperta il 18 ottobre 2012, nel giorno dell’inaugurazione, che letta oggi sa parecchio di beffa: «Fece conoscere Avezzano al mondo... È tornato per sempre sulla sua vetta». Ma a parte uno spot pubblicitario, niente è per sempre. Soprattutto ad Avezzano dove a volte la memoria è labile.

Ma procediamo con ordine. In una notte di un anno fa la statua era stata rubata lungo la strada che porta al santuario della Madonna di Pietraquaria. Un luogo non scelto a caso. Visto che proprio sul monte Salviano ha avuto inizio la leggenda del Camoscio d’Abruzzo, garzone in un fornaio che con la bici faceva meraviglie.

Due quintali di bronzo di un’opera realizzata dall’artista rom Bruno Morelli, con un Taccone a grandezza naturale che poggiava sulla sua bici (un calco fedele). I ladri avevano abbandonato la bicicletta, anche questa in bronzo, alla base del monumento, con il manubrio spezzato, e alcune gemme colorate danneggiate. Il furto era stato scoperto da Augusto Di Bastiano, presidente del Centro giuridico del consumatore, e da altri passanti. Un paio di giorni dopo, grazie a un pressante lavoro investigativo degli agenti del commissariato di Avezzano, la statua era stata ritrovata sotto un cavalcavia nei pressi di via Napoli, non lontano dal valico del Salviano. Statua un po’ danneggiata, ma tutti felici.

Il sindaco Gianni Di Pangrazio, che si era mostrato profondamente indignato nelle ore successive al furto, aveva annunciato un pronto ritorno della statua – adeguatamente riparata – sul basamento in pietra. Il dirigente del Comune, Tiziano Zitella, si era fatto fotografare insieme al capo del commissariato di polizia, Paolo Gennaccaro, nel momento della riconsegna della statua agli amministratori della città.

Da quel preciso istante si sono perse le tracce del monumento dedicato a Vito Taccone. Si trova tutt’ora in un deposito del Comune, ancora in attesa di quella riparazione promessa.

L’artista Morelli, nei giorni successivi al ritrovamento, era stato contattato dagli amministratori al fine di procedere a un lavoro di restauro. Sempre dagli uffici di piazza della Repubblica, dopo un sopralluogo alla presenza anche di Cristiano, figlio di Vito Taccone, avevano assicurato il ritorno in tempi brevi dell’opera, adeguatamente protetta per evitare altri furti o episodi di teppismo. Un progetto da 15mila euro.

Basta guardare le dichiarazioni rilasciate un anno fa.

Il sindaco Gianni Di Pangrazio, sdegnato dall’accaduto, disse anche: «Questo atto scellerato rappresenta un affronto vergognoso e inqualificabile alla memoria di Taccone e alla Marsica intera».

Parole sacrosante, dodici mesi fa. Ma nel giugno di un anno dopo è altrettanto vergognoso e inqualificabile dimenticare fra la polvere la memoria di un mito marsicano del ciclismo.

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