Quella zona è un buco nero

5 Novembre 2016

Cavalieri: si è fatta confusione, si perde l’identità civica

di WALTER CAVALIERI

A sette anni dal sisma l’impressione che si ha frequentando il centro storico dell’Aquila è contrastante: da una parte si apprezza la selva di gru, il numero e il fervore dei cantieri aperti, dall’altra non può sfuggire l’ancora scarso popolamento di residenti, peraltro esasperati dal disordine costante, dagli schiamazzi e dalla maleducazione provocati da una movida sfuggita al controllo, che si snoda su due o tre strade molto simili a surreali, angoscianti set cinematografici circondati dal buio. Lo stesso avanzamento dei lavori di ricostruzione sembra al profano sfuggire ad ogni logica, con cantieri che si ostacolano a vicenda e che, come nel caso dei sottoservizi, mettono continuamente a rischio le attività economiche di coloro che, con grande e ammirevole sacrificio, si sono ricollocati nel centro storico. Per quello che ormai può valere, io avrei suggerito di procedere coi lavori per isolati concentrici e non lungo gli assi principali, di approfittare degli interventi per valorizzare le preesistenze storiche molto più di quanto si sia fatto (per esempio con le mura), di progettare anche spazi vuoti (per esempio in luogo del rattoppo della “De Amicis”), di inserire architetture moderne al posto di brani urbani compromessi e di scarsa qualità. Ma soprattutto mi sarebbe piaciuto che al centro storico si fosse attribuito un ruolo diverso da quello burocratico-amministrativo che gli si sta purtroppo restituendo.

Ho sempre pensato che il cittadino debba recarsi al centro storico per scelta e non per necessità, cioè per godere della bellezza e della convivialità. Un centro pedonalizzato unico per caratteristiche e per funzioni, nel quale sia piacevole vivere e sia gradevole soffermarsi. Dunque, non uffici o grossi istituti scolastici, peraltro privi di adeguati servizi e parcheggi (che in una città-territorio per sua natura policentrica mi sembra più utile delocalizzare), ma sedi universitarie, biblioteche, musei, sedi di rappresentanza, studi professionali, banche, bar, ristoranti, strutture alberghiere, negozi di qualità o servizi legati al turismo.

Un centro che sia il cuore pulsante e il principale polo di attrazione della socialità e dell’identità civica, della cultura e del turismo. Purtroppo temo che l’invocata mixité del centro storico, che è tutto e il contrario di tutto, riveli invece la mancanza di una visione che non da oggi è il vero buco nero di questa ricostruzione.

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