Quelle lettere con storie di buona sanità

19 Agosto 2018

Sono molti i ringraziamenti che arrivano nei reparti dell’ospedale di Avezzano o di altre strutture della Asl

AVEZZANO. Quando si parla di sanità, spesso emergono le criticità con cui migliaia di pazienti sono costretti a fare i conti ogni giorno. Liste d’attesa interminabili, disservizi, ritardi e casi di malasanità che fanno rumore. Esiste però una grande realtà di professionalità e umanità presente in tanti reparti dell’ospedale di Avezzano e in tutta la Asl. Come il caso di buona sanità capitato ad Antonio De Pratti, fratello di Ezio, ex primario del pronto soccorso di Avezzano. Dopo un incidente in bicicletta avvenuto il 20 giugno scorso, aveva riportato un politrauma e una emorragia cerebrale. Era stato trasportato al pronto soccorso di Avezzano e trasferito, ore dopo, all’ospedale dell’Aquila, nel reparto di neurochirurgia. L’avezzanese si sente di ringraziare «per la grande professionalità» tutto lo staff medico e infermieristico, e in particolare il primario della Neurochirurgia dell’Aquila, Alessandro Ricci, e il collega neurochirurgo Francesco Abbate che ha eseguito il delicato intervento chirurgico. «Ringrazio inoltre il reparto di ortopedia dell’ospedale di Sulmona», sottolinea De Pratti, «e in particolare il dottor Lino Cavasinni».
Ma non sono ringraziamenti isolati. Perché sono tantissime le lettere che arrivano ai reparti. A titolo esemplificativo ne riportiamo due. Un ringraziamento all’ospedale di Avezzano arriva anche da un parente di un paziente che ha scritto una lettera al reparto di urologia. «È stato ricoverato mio zio, poggiato nel reparto di urologia ma assistito da una grande squadra diretta da una caposala il cui nome è Loredana Lancia, racconta Antonietta Mariani, «donna con grande spirito di servizio e umanità, cordiale e rispettosa, spesso pronta a dare una parola di conforto a tutti, rassicurante e premurosa nel controllare se un paziente ha mangiato o se ha camminato. È ammirevole vederla insieme ai suoi infermieri posizionare un materassino per il decubito creando un clima di serenità anche se non mancano poi momenti tristi. Un encomio», aggiunge nella lettera, «andrebbe a tutti, ma un grazie speciale va a Ginesio, Giovanni ed Emilio e alle fisioterapiste, alla signora Antonietta alle infermiere Cecilia, Sabrina, Concetta, altamente professionali e che sanno trasmettere tranquillità, fiducia e umanità». Sempre per Urologia ha inviato un ringraziamento anche Marco D’Amico. «Sono stato ricoverato nel reparto di Avezzano», spiega, «e in un periodo in cui si parla sempre di malasanità vorrei invece portare all’attenzione dell’opinione pubblica la mia esperienza con un encomio ai miei salvatori, che mi hanno operato e seguito anche fuori dell’orario di servizio, insieme al dottor Boris Di Pasquale e al dottor Guido Ranieri. A loro va un grazie con profonda emozione. Così come va alla caposala per il supporto psicologico e la competenza e per il suo modo di porsi, a tutta la squadra per loro professionalità e per i loro sorrisi. Un grazie particolare», conclude il paziente, «va a Emilio Pierleoni». Che però aggiunge un suggerimento: «Le camere non possono essere sovraffollate, ma dovrebbero comprendere non più di due posti letto, e almeno dello stesso genere di patologia».
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