Racket ai commercianti, s’indaga su altri casi

Possibili collegamenti con raid del passato. L’arrestato rimane in carcere, complici ancora ricercati
AVEZZANO. Mario Morelli resta il carcere a Isernia. Il giudice del tribunale di Avezzano, Maria Proia, ha convalidato l’arresto. Il 29enne avezzanese appartenente alla locale comunità rom è ritenuto il mandante di un attentato incendiario avvenuto la notte tra il 2 e il 3 agosto scorsi contro l’auto di un giovane barista parcheggiata all’angolo tra via Anna Maria Torlonia e via Crispi, in pieno centro. Difeso dall’avvocato Raffaele Mezzoni, Morelli dovrà rispondere di tentata estorsione, incendio, danneggiamento a seguito di incendio, ricettazione, ma anche porto abusivo di armi ed evasione. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti un paio di settimane prima del fatto il 29enne avrebbe violato gli arresti domiciliari cui era sottoposto per andare a minacciare con una pistola la vittima. Stando alle accuse, l’attentato incendiario ai danni del giovane barista sarebbe maturato negli ambienti del racket. Ed è proprio negli ambienti delle estorsioni a scopo intimidatorio che gli inquirenti stanno continuando a indagare per capire se in città si siano verificati altri episodi in qualche modo collegati al racket, soprattutto ai danni di titolari di attività commerciali. Il veicolo dato alle fiamme era intestato a una donna, ma di fatto in uso al figlio 26enne titolare di un’attività in città. In particolare gli inquirenti stanno cercando di ricostruire se qualche commerciante potrebbe essere caduto nella ragnatela oppure se altri episodi di auto o camion dati alle fiamme di recente, o comunque negli ultimi anni, siano maturati nell’ambito dello stesso ambiente criminale. Le indagini, inoltre, proseguono anche per cercare di risalire ai complici del 29enne, ovvero agli esecutori materiali del raid punitivo. È caccia aperta ad almeno due persone ritenute responsabili di aver appiccato il fuoco alla Smart. Determinanti ai fini delle indagini, arrivate a una svolta dopo appena 5 mesi, sono stati i filmati resi dalle telecamere di videosorveglianza pubbliche e private e le testimonianze dei residenti della zona. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato, sono state effettuate dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia dei carabinieri di Avezzano coordinati dal capitano Bruno Tarantini. (f.d.m.)
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