Racket funerali a Roma, indagati i Taffo

Blitz della squadra mobile negli uffici dell’impresa di onoranze funebri aquilana che opera anche nella Capitale
L’AQUILA. Tocca anche L’Aquila l’inchiesta della Procura di Roma nei confronti di imprenditori nel settore delle onoranze funebri e amministratori pubblici indagati per corruzione e turbativa d’asta relativamente ad appalti banditi da importanti ospedali capitolini. Le indagini della polizia di Roma si sono avvalse della collaborazione di quella dell’Aquila che ha che ha eseguito perquisizioni e sequestri .
Le investigazioni sono maturate nell'ambito di due distinte indagini condotte dalla Squadra Mobile nei confronti di alcuni soggetti ritenuti responsabili di aver favorito l'aggiudicazione di gare d'appalto pubbliche presso alcuni ospedali fatti per i quali sono indagati, dei reati di associazione a delinquere, concorso in corruzione, falso, truffa e turbativa d'asta.
Nell'ambito delle attività riguardanti il territorio aquilano, la Squadra Mobile di Roma ha eseguito perquisizioni domiciliari e presso uffici nei confronti di noti imprenditori locali gravitanti in quel settore. Si tratta, in particolare, di Angelo Taffo, Piero Taffo e Giuseppe Taffo.
Le indagini che li riguardano si inquadrano nell'ambito dell'appalto del San Camillo Forlanini. Nella sede dell’impresa funebre aquilana, che da anni opera anche a Roma, è stato sequestrato materiale che potrebbe essere utile alle indagini.
I Taffo, al momento, sono indagati ma senza un’imputazione precisa.
L’indagine, coordinata dal procuratore di Roma, Pignatone, è iniziata due anni fa dopo una denuncia che segnalava una sorta di «far west» nel giro milionario degli appalti per i funerali. In sostanza, secondo le accuse, la stragrande maggioranza dei funerali erano affidata alle solite tre-quattro aziende. E non si tratta di piccole somme visto che a Roma, mediamente, muoiono 26mila persone e ogni funerale costa circa tremila euro. Il giro d’affari nella Capitale, pertanto, si aggira intorno a ottanta milioni di euro.
Tra i tanti elementi che hanno insospettito gli investigatori romani il fatto che diverse volte, negli ospedali «attenzionati», ad avvisare i parenti della morte del loro congiunto non erano gli addetti del reparto ma quelli della pompe funebri che poi, trovandosi interlocutori addolorati, non avrebbero fatto molta fatica per strappare loro l’affidamento delle esequie.
I Taffo, molti anni fa, furono indagati all’Aquila per una vicenda simile ma vennero subito scagionati.
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