Ragazzi autistici restano senza assistenza

14 Maggio 2020

Verzulli (Autismo Abruzzo onlus): «Negata l’erogazione del servizio nella sede dell’associazione»

L’AQUILA. Ragazzi autistici privati dell’assistenza domiciliare.
A denunciarlo è Dario Verzulli, presidente dell’associazione Autismo Abruzzo Onlus, che racconta il caso di sua figlia Virginia.
«Avevamo chiesto», spiega Verzulli, «la ripresa dei servizi di assistenza domiciliare e assistenza scolastica dopo la prima fase di emergenza legata alla pandemia. Una formale lettera è stata inviata al Comune dell’Aquila in data 21 aprile 2020, vista l’impossibilità di ottenere informazioni per telefono o in altro modo. Con qualche difficoltà, siamo riusciti a ripristinare il servizio di assistenza domiciliare, mentre per l’assistenza scolastica sono in corso ulteriori verifiche che coinvolgeranno anche la scuola. Nella lettera inviata al Comune, era stata indicata, come sede alternativa delle attività di Virginia, la sede di Autismo Abruzzo onlus, all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio. Tale struttura, dotata di tutti i servizi, inclusa un’ottima connessione dati, è sede abituale, per Virginia, per le attività nel fine settimana, oltre che in quasi tutti i giorni di emergenza. La condivisione casalinga di spazi e connessione dati non è adeguata per tutti e quattro i componenti della famiglia e allora ci siamo organizzati in due gruppi di lavoro: due a casa per lavoro e lezioni e due a Collemaggio per lavoro e attività varie».
«Abbiamo chiesto», continua Verzulli, «nella lettera formale e informalmente a voce, che l’erogazione dei servizi assistenziali potesse avvenire, oltre che nella propria abitazione, anche nella sede utilizzata per il lavoro agile e per le attività di Virginia. Il luogo è ben conosciuto da Virginia e gli spazi a disposizione permettono un’agevole gestione delle attività. Dalla Cooperativa Verdeaqua abbiamo ricevuto, però, un secco diniego. “Non è permessa l’erogazione al di fuori del contesto domiciliare”, sono state queste le parole riferite dal solerte referente della cooperativa, che ha prontamente citato il capitolato d’appalto della gara aggiudicata credo anni or sono. Ho provato a evidenziare che forse era il caso di considerare luoghi noti all’utente e regolarmente indicati nella lettera formale di ripristino delle attività assistenziali come “appendici naturali” del luogo di residenza. Ma ancora una volta la “burofollia” ha investito e seppellito il diritto delle persone con disabilità. Ancora una volta scaltri burocrati si tutelano dietro regole sbagliate, anacronistiche e, in alcuni casi, addirittura vessatorie. Siamo riusciti a far comprendere al governo e alle Regioni che per l’autismo è necessario uscire, ma non riusciamo da anni a far comprendere al Comune dell’Aquila che l’assistenza non può essere un pacchetto chiuso».
«Ci auguriamo», afferma in conclusione Verzulli, «che, nel prossimo futuro, il Comune abbia la capacità e la forza di modificare tali condizioni e permettere agli utenti di avere supporto e assistenza anche all’aperto, nei luoghi di attività preferiti al fine di rendere più fruibile e dignitosa la loro quotidianità, in un momento, certamente difficile per tutti, ma per taluni addirittura insopportabile».
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