«Ranalli certifichi lo stato di crisi»

19 Settembre 2014

Cinque consiglieri: no ad accordi sottobanco per sopravvivere

SULMONA. Si inasprisce lo scontro fra l’opposizione e il sindaco Peppino Ranalli. Mentre l’amministrazione sta lavorando per potenziare la maggioranza, tra riunioni e ipotetici accordi, la minoranza non risparmia attacchi e richiama tutti alle proprie responsabilità.

Dura la posizione di Sulmona Unita, quella parte di opposizione vicina al consigliere regionale Andrea Gerosolimo a cui la maggioranza sembra guardare con interesse. Ma l’invito al sindaco è chiaro: formalizzare la crisi e discuterne in consiglio comunale. A Palazzo San Francesco il clima è rovente, mentre si susseguono riunioni e incontri.

L’eventuale ingresso in maggioranza dell’ex vicesindaco Enea Di Ianni ha suscitato malumori anche nel centrodestra. «Il sindaco deve formalizzare la crisi» intervengono i consiglieri comunali Daniele Del Monaco, Mimmo Di Benedetto, Gianfranco Di Piero, Alessandro Pantaleo e Luigi Santilli «smettendola di ricercare accordi sottobanco. Vedere il primo cittadino di Sulmona alla ricerca spasmodica di singoli consiglieri, anche di destra, come l’ex vicesindaco dell’amministrazione Federico, Enea Di Ianni, pur di raggiungere una qualsiasi maggioranza, certifica il fallimento della politica, degradata a livello mercantile. Dunque, per scongiurare questo pericolo, è necessario che Ranalli, in primis, la smetta di continuare a questuare sostegni opportunistici e politicamente incoerenti e venga in consiglio comunale per riferire alla città se intende andare avanti in maniera stabile e con concrete prospettive».

Nei giorni scorsi, il Psi aveva auspicato l’avvio di una nuova fase politica. Anche Sulmona bene in comune richiama Ranalli, spedendogli una lettera aperta: «È stato eletto dai sulmonesi» rincara l’assemblea di Sbic «e a loro deve rispondere. Soltanto se riscatterà il suoi ruolo di primo cittadino, in consiglio comunale, potrà dare una speranza a Sulmona, che guarda sempre più depressa la vacuità della sua inazione amministrativa».(c.b.)

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