Ranalli: salvare il Punto nascite

3 Luglio 2014

La Cgil: «Reparto nell’ala inagibile dell’ospedale, le madri hanno paura». Ispezione della Asl

SULMONA. Gli appena cento parti in sei mesi al Punto nascite dell’ospedale fanno salire la preoccupazione in città sulla chiusura del reparto. Sindacati e associazioni tornano a mobilitarsi per scongiurare la chiusura del comparto al terzo piano dell’ala vecchia. Anthony Pasqualone, Rsu Cgil, invoca una soluzione tampone nella parte nuova dell’ospedale.

«La drastica discesa delle nascite, collegata anche al generale tasso di natalità in decrescita, va imputata alle annose carenze di strumentazioni e di spazi» interviene il sindacalista «il reparto si trova al terzo piano dell’ala inagibile e la gente ha paura. Chiediamo dunque che si trovi una soluzione tampone immediata nell’ala nuova per ridare fiducia alle partorienti. C’è da dire che nei giorni scorsi è finalmente arrivato il nuovo ecografo che si attendeva da anni, che va però ancora collaudato. Speriamo che fra nuovi strumenti e il nuovo primario il trend venga invertito. Il reparto deve restare un punto di riferimento per un territorio vasto come il nostro».

Torna ad invocare un trasloco anche Giuliana Ciotti, caposala del dipartimento materno infantile fino al 1999 e fra le promotrici del Comitato pro-Punto nascite. «Bisogna dotare l’ospedale di un reparto più all’avanguardia» interviene Ciotti, storico esponente anche di CittadinanzAttiva e del Tribunale per i diritti del malato «quando lavoravo io c’era una media di 500 parti all’anno. Per tornare a quei livelli si dovrebbe trasferire il punto nascite che si trova all’ultimo piano dell’ala vecchia, già dichiarata inagibile. Bisognerebbe, poi, essere anche all’avanguardia con le ultime tecniche in fatto di parti e terapie neonatali. Senza contare che è importante per far riacquisire fiducia alle persone anche trattarle con cortesia e professionalità».

Per stessa ammissione del manager della Asl, Giancarlo Silveri, infatti, il reparto di ginecologia del Santissima Annunziata supera a fatica i 300 parti all’anno. Troppo pochi per il limite minimo fissato in 500 dal governo nel 2011. Il piano sanitario nazionale, dopo l’avvio quasi tre anni fa, potrebbe subire una decisiva accelerata dalle nuove disposizioni del ministero della Sanità, sul «miglioramento della qualità, la sicurezza e la riduzione del taglio cesareo».

Nell’ultimo anno sono stati poco più di 300 i nuovi nati all’ospedale di Sulmona, 130 in meno rispetto alla media degli ultimi anni, che aveva fatto registrare una crescita costante dal 2008 con 320 parti, 330 l’anno dopo e 420 nel 2010.

Numeri che tornano a chiamare in causa la necessità di dotare il territorio di un nuovo ospedale per far riacquisire fiducia alle neo mamme del Centro Abruzzo che – fra strumentazione obsoleta, camere senza bagni e carenze strutturali – preferiscono partorire soprattutto a Pescara e a Chieti. Per questo il sindaco Peppino Ranalli ha incontrato ieri il manager della Asl Giancarlo Silveri, che sarà domani in città per rifare il punto su reparti e strutture del Santissima Annunziata.

«Purtroppo i numeri del punto nascite sono bassi» conferma il primo cittadino «bisogna far tornare la fiducia alla gente e farla tornare in questo reparto, che non va chiuso».

Federica Pantano

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