Ranieri: il Pd non è il centrosinistra

13 Luglio 2017

Articolo 1: «La coalizione va rifatta da capo». Domani si insedia il nuovo consiglio comunale

L’AQUILA. «Le responsabilità sono di tutti, ma il Pd ha pensato di avere la vittoria in tasca».
Articolo 1 scalda i muscoli in vista dell’insediamento del consiglio comunale, previsto domani alle 9.30 a Villa Gioia, ma anche delle prossime elezioni politiche, in cui si candida ad essere forza alternativa ai Democratici. Intanto, il segnale lanciato dal movimento è chiaro: «Si riparte dagli errori, per costruire un nuovo centrosinistra. Non ci sono chiusure: i consiglieri della minoranza si coordineranno dentro l’aula, ma fuori la coalizione va rifatta da capo».
Parole di Fabio Ranieri, a cui dà man forte Giustino Masciocco: «La nostra sarà un’opposizione collaborativa, ma non collaborazionista, come quelle viste in passato, quando spesso non si capiva dove finiva la maggioranza e iniziava la minoranza. Il sindaco Pierluigi Biondi ha capacità ed esperienza, ma non abbastanza fiducia nella sua giunta, dato che si è tenuto deleghe importanti e al Bilancio ha chiamato un tecnico. Noi ricominceremo da dove si è smarrita la strada, ma c’è bisogno di un bagno di umiltà da parte di tutti».
Articolo Uno, il cui tesseramento all’Aquila è partito ieri, conta di raccogliere proseliti importanti, anche dall’area degli scontenti del Pd, e annuncia per il 20 luglio l’arrivo in città del governatore della Toscana Enrico Rossi. Non a caso sceglie di incontrare la stampa alla vigilia della prima assise comunale, dopo la vittoria del centrodestra: l’occasione per fare un’analisi del voto e per chiarire la propria posizione, guardando al futuro. E anche per confermare che non parteciperà al ricorso contro il risultato elettorale voluto dal centrosinistra: «Crescere politicamente significa anche accettare il responso delle urne», il commento di Masciocco. Non c’è Luca D’Innocenzo, ma fa parte della squadra, e a Villa Gioia ci sono tanti giovani scesi in campo durante la campagna elettorale. «La sconfitta non si liquida facendo finta di niente», afferma Ranieri, «visto che è la più clamorosa subìta dalla sinistra all’Aquila. E non si spiega neanche ricorrendo a teorie complottistiche. Ci sono stati errori contingenti e strutturali, era debole il progetto politico che teneva insieme la coalizione, ma evidentemente anche il progetto amministrativo. Il punto di rottura sono state le primarie, che nessuno voleva, ma si sono fatte perché il Pd non riusciva a scegliere un candidato. Poi, tra il primo e il secondo turno, c’è stato un travaso di voti dal centrosinistra al centrodestra e Biondi ha saputo meglio interpretare la discontinuità col passato». In chiusura ancora una frecciata al Pd, «che rappresenta solo un terzo della coalizione».
Guido Iapadre ha confrontato le elezioni del 2017 con quelle del 2012: «Il Pd ha conservato gli stessi voti, noi ne abbiamo portati 1.500 in più e senza toglierli a loro».
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