Rapina con coltello alla farmacia Pulcini

L’uomo incappucciato ha agito in pieno giorno portando via 600 euro e stupefacenti. Il titolare: una cosa che fa paura
L’AQUILA. Turno del pomeriggio domenicale nella farmacia Pulcini nel container a San Sisto. Pochi clienti, nel registratore c’è un po’ di fondo cassa e un po' di incasso della giornata, neanche 600 euro.
Al rapinatore, che entra incappucciato e armato di coltello, non importa poi tanto. L'importante è fare in fretta. Gira di corsa dietro al bancone, arraffa quel che trova nella cassa, dalla ragazza di turno si fa consegnare alcuni stupefacenti. E scappa via.
«Non è il danno, o la cifra», racconta Giuseppe Pulcini, capostipite della famiglia che è titolare di una delle storiche farmacie aquilane, posizionata nei container vicino alla chiesa di San Sisto, dopo il terremoto del 2009, in attesa di poter tornare in centro storico.
«È una cosa che fa paura. Qui abbiamo telecamere e allarmi, ma una cosa del genere non ci era mai capitata. Forse in effetti una volta mi era capitato, tanti anni fa. Quella volta dietro al bancone c'ero proprio io», racconta Pulcini.
Il terrore di vedersi un coltello puntato addosso ha un primo risultato, la ragazza che era di turno ha deciso di rimanere a casa e prendersi qualche giorno. Non è la prima volta che le farmacie vengono prese di mira, era capitato anche a via Strinella, alcuni mesi fa. È il momento delle carte bollate: la figlia che deve andare ai carabinieri per denunciare quali sono gli stupefacenti portati via. Il discorso scivola ovviamente sul rientro in centro, nella storica sede da cui i Pulcini sono stati scacciati dal terremoto, il 6 aprile 2009. «Quel giorno ho aperto e ho dato le medicine a tutti quelli che lo chiedevano. C’era gente in accappatoio, se avevano i soldi bene, altrimenti prendevo un appunto su dei foglietti. Sei mesi dopo, quando ho riaperto nel container, sono venuti tutti a pagare. Da chi aveva preso il latte in polvere a chi aveva preso una siringa. Tutti. Ma erano altri momenti», è il commento amaro di Giuseppe Pulcini. (r.p.)
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