Rapina da 200mila euro nella gioielleria

Tre uomini e una donna svuotano la cassaforte: legato l’orafo Ranalletta, chiuse in bagno la moglie e due clienti
AVEZZANO. «State zitte, questo è nervoso». Il nervoso è il bandito che impugna la pistola e che da qualche minuto tiene in ostaggio due clienti, l’orafo e sua moglie. Ha fatto irruzione con altri tre complici nella storica “Gioielleria Ranalletta” di Corrado Ranalletta in via Trieste. Manca una manciata di minuti a mezzogiorno nel pieno centro di Avezzano quando la banda di rapinatori entra in azione riuscendo a portare via orologi di valore, gioielli e diamanti. Un bottino che ammonta, dai primi accertamenti, a oltre 200mila euro. Ma l’inventario è in corso e una cifra più precisa sarà disponibile nelle prossime ore. Certo è che la gioielleria è rinomata per gli oggetti di lusso in vendita. Il proprietario Corrado Ranalletta, imprenditore molto conosciuto in città, è stato costretto ad aprire la cassaforte prima di essere legato, mentre la moglie e due clienti sono state rinchiuse nel bagno. I banditi si sono assicurati la fuga con un margine di tempo considerevole. Sul colpo grosso indaga la squadra anticrimine del commissariato di polizia di Avezzano. Sono state acquisite le immagini delle telecamere della gioielleria e quelle della banca Bper che si trova lì accanto. Il gioielliere, visibilmente sotto choc, è stato ascoltato per ricostruire i dettagli dell’accaduto.
COLPO STUDIATO. Via Trieste è chiusa da giorni a causa del cantiere per la riqualificazione di piazza Risorgimento. Non vi è il solito traffico e i rapinatori sapevano che potevano agevolarsi la fuga con maggiore facilità. Inoltre, il locale si trova in un seminterrato non visibile dalla strada. Un colpo studiato nei dettagli, quindi, agevolato dallo scarso passeggio in questi giorni di cantiere. I componenti della banda sono entrati nell’attività commerciale con uno stratagemma. Uno dei banditi si è accodato a una cliente conosciuta da Ranalletta, eludendo i dispositivi anti-intrusione. In questo modo ha agevolato l’ingresso degli altri. Tutti a volto scoperto. Una volta all’interno, dove si trovava già un’altra cliente, si sono fatti aprire la cassaforte sotto la minaccia della pistola e l’hanno letteralmente svuotata. Secondo i testimoni, il gruppo era composto da persone con accento campano, ma sembra che tra di loro ci fosse anche una persona con una fisionomia tipica dell’Est Europa.
TITOLARE LEGATO. Prima di scappare, i rapinatori hanno legato il proprietario in modo che non potesse lanciare l’allarme in tempi rapidi. La moglie Roberta è stata invece chiusa a chiave nel bagno insieme alle due clienti. Momenti di terrore, fino a quando i malviventi sono scappati. A quel punto il proprietario è riuscito a liberarsi e a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine.
LA FUGA. Ad attendere i quattro rapinatori all’esterno della gioielleria in via Trieste c’era un complice a bordo di un’auto. Si tratta di una monovolume che era stata rubata la sera precedente ad Avezzano, proprio con l’intento di utilizzarla per la fuga. La macchina era parcheggiata a pochi metri dall’ingresso della gioielleria. Alcuni testimoni hanno raccontato che per allontanarsi dal luogo della rapina il conducente ha dovuto fare diverse manovre per invertire il senso di marcia, prima di immettersi in via Diaz. Quando sul posto sono arrivate le macchine di polizia e carabinieri i banditi erano già lontani. Fino a ieri sera la vettura non era stata trovata.
LA TESTIMONIANZA. «Il centro della città sembrava il Far West, con poliziotti e carabinieri arrivati impugnando le armi», ha raccontato una commerciante, «a poca distanza si stavano celebrando i funerali dello storico pizzaiolo Corrado Mosca. Si sentivano ovunque sirene e c’erano le auto che andavano avanti e indietro. Non ricordo in passato scene del genere in centro e soprattutto nell’ora di punta. Bisogna correre ai ripari».
PRECEDENTE ALL’AQUILA. Un paio di settimane fa, sei banditi hanno assaltato di notte il locale “Arte e gioielli” che si trova al Globo center in via Saragat all’Aquila. Gli inquirenti stanno valutando possibili analogie tra i due colpi. (r.rs. - p.g.)
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