Rapinatori di Rolex in gioielleria: chiesto il riconoscimento in aula

L’AQUILA. Testimoni convocati in tribunale per il riconoscimento dei due uomini accusati di aver eseguito la rapina alla gioielleria Ranieri, in pieno centro all’Aquila, lo scorso 27 gennaio. Questa...
L’AQUILA. Testimoni convocati in tribunale per il riconoscimento dei due uomini accusati di aver eseguito la rapina alla gioielleria Ranieri, in pieno centro all’Aquila, lo scorso 27 gennaio. Questa la richiesta avanzata al gip dai pubblici ministeri Roberta D’Avolio e Stefano Gallo. L’incidente probatorio seguirebbe l’accertamento tecnico sui cellulari sequestrati ai quattro indagati: si tratta dei due esecutori materiali Cristian De Lucia, 44 anni, di Latina e Roberto Sambrini (53) di Roma, Salvatore Moreci (55), considerato il basista e il guidatore dell’auto in fuga, e Marco Alfonsi (42). Quest’ultimo si trova agli arresti domiciliari (per via del suo ruolo marginale), mentre gli altri tre sono rinchiusi in carcere.
I testimoni dovranno riconoscere De Lucia e Sambrini che, secondo gli investigatori, hanno fatto irruzione nella gioielleria armati di pistola, portando via 13 orologi di lusso – tre Rolex, nove Omega e due Tudor – per un valore complessivo che si aggira sui 100mila euro.
Le indagini, partite da una foto segnaletica, hanno portato gli investigatori a esaminare i tabulati telefonici risalendo ai quattro componenti della banda. La svolta è arrivata però dalla soffiata di alcuni informatori, che hanno indicato agli inquirenti la pista giusta. Elementi che si sono aggiunti ai frammenti delle immagini riprese dal sistema a circuito chiuso della gioielleria e dalle telecamere di videosorveglianza della zona. I presunti rapinatori sono stati incastrati dagli abiti indossati durante la rapina. I quattro avevano fatto irruzione con occhiali, barba e baffi finti, di quelli che si usano per il Carnevale. Secondo la ricostruzione, dopo aver consumato la rapina, erano fuggiti verso piazza Nove Martiri dove li attendeva un complice. Nonostante le “maschere” un testimone era riuscito a mettere gli investigatori sulle tracce della banda.
La richiesta dei pm punta a rinforzare l’accusa nei confronti dei due laziali che hanno eseguito materialmente la rapina. I testimoni che si trovavano all’interno del locale al momento dell’irruzione dei malviventi (e che hanno visto puntarsi contro le pistole), dovranno riconoscerli all’interno di un’aula speciale del tribunale dell’Aquila. Per il via libera si attende l’ok da parte del giudice per le indagini preliminari. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Sonia Giallonardo, Franco Condoleo, Sandro Marcheselli e Massimo Manieri.(l.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

