Reati fiscali, sei mesi a due imprenditori

L’AQUILA. Condanna a sei mesi di reclusione con i doppi benefìci di legge per i noti imprenditori Massimo Innamorati e Cesare Innamorati, che operano nel campo della vendita di materiale edile, per l’...
L’AQUILA. Condanna a sei mesi di reclusione con i doppi benefìci di legge per i noti imprenditori Massimo Innamorati e Cesare Innamorati, che operano nel campo della vendita di materiale edile, per l’accusa di omesso versamento Iva per 300mila euro. Ma nel processo è caduta la contestazione per il mancato pagamento delle ritenute d’acconto.
La Procura della Repubblica, infatti, aveva chiesto la condanna a due anni di reclusione, ma il giudice Quirino Cervellini è stato di avvisto parzialmente diverso. Si tratta di fatti che risalgono a circa 7 anni fa.
Alla base della contestazione delle indagini che furono fatte dalla Guardia di Finanza che poi si sono tradotte in un rinvio a giudizio dopo un lungo iter giudiziario.
Il giudice, comunque, ha in parte accolto la tesi difensiva, rappresentata dall’avvocato Fabrizio Giancarli, il quale ha sostenuto l’assenza dell’elemento psicologico del reato. Infatti, a suo avviso, il mancato pagamento è la diretta conseguenza della crisi che l’azienda, come quasi tutte quelle aquilane ha avuto nel post-terremoto con un forte calo di vendite e, soprattutto, un gran numero di crediti che, pur esistenti, si sono dimostrati inesigibili per via delle drammatiche conseguenze del sisma del 2009.
Si tratta di un orientamento della Corte di Cassazione che, di fatto, giustifica certi comportamenti in quanto condizionati da forza maggiore.
Tuttavia, e questo verrà spiegato nella motivazione, questa sorta di “scriminante” è stata applicata solo per una parte della contestazione e non in tutta. Insomma, una contraddizione secondo la difesa.
Il ricorso in Corte d’Appello, pertanto, sarà finalizzato, una volta rese note le motivazioni tra sessanta giorni, a ottenere un’assoluzione sull’intero fronte per gli imprenditori.
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