Reclutava militanti per l’Isis: espulsa

Arta Kacabuni era alle Costarelle dove ha finito di scontare 3 anni. Il provvedimento confermato dal tribunale aquilano
L’AQUILA. Esce dal carcere delle Costarelle dopo aver scontato tre anni di carcere per il reato di associazione con finalità di terrorismo internazionale a favore dell’Isis.
Pensava di poter riprendere la sua vita “normale” visto che ad aspettarla c’era il fratello. Ma, insieme a lui, si trovavano anche degli agenti di polizia dell’Aquila che le hanno consegnato il decreto di espulsione. Questa la brutta sorpresa per Arta Kacabuni, 44enne albanese, alias Anila, che è stata fatta subito salire su un aereo poi decollato da Fiumicino, con destinazione Albania, dopo 15 anni passati in Italia.
Questa donna, secondo quanto emesso dalle indagini aveva contribuito alla radicalizzazione di Maria Giulia Sergio, la foreign fighter italiana che nel settembre 2014, arrivò in Siria assieme al marito Aldo Kobuzi e si unì all’Isis.
La Kacabuni si era anche data da fare per convincere altre donne, quasi tutte sue familiari, a raggiungere i mariti in Siria «per tagliare la testa ai miscredenti». Inoltre, sempre secondo gli investigatori, ha gioito e approvato le stragi di Parigi del novembre 2015. Le indagini sono state fatte dalla Digos di Milano ed estese anche a Grosseto dove aveva vissuto. Al momento non è chiaro se nelle sue intenzioni ci fosse stata quella di stabilirsi in Abruzzo per dare meno nell’occhio. A suo carico anche il fatto che dopo la condanna di primo grado era stata posta ai domiciliari ma, nonostante lo stato di detenzione, continuava a incontrare persone con l’intento di mandarle a combattere per l’Isis.
La sua espulsione è la parte finale di un procedimento amministrativo portato avanti dal ministro dell’Interno Matteo Salvini che poi è stato convalidato dal giudice di pace dell’Aquila Sonia Rosci.
Per la verità c’è stata anche un’istruttoria nella quale il suo avvocato, Fabiana Gubitoso, del Foro aquilano, ha tentato di bloccare l’espulsione ricordando che questa donna ha dei figli minorenni nel Grossetano; ma la sua immagine è tanto compromessa che non vi erano margini per poterla far stare in Italia: il provvedimento di espulsione, del resto, è stato firmato per motivi di «sicurezza dello Stato». Da segnalare, infine, che nel carcere aquilano c’è una sezione di massima sicurezza, creata da poco, nella quale si trovano delle estremiste islamiche, che ora sono due. Sono sottoposte e controlli rigorosi ma non al carcere duro del 41 bis.
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