Reddito di cittadinanza illegale, condannata

Due anni e quattro mesi a una donna di Pescocostanzo. L’accusa: 7.800 euro percepiti indebitamente
PESCOCOSTANZO. Quando ha fatto la richiesta per vedersi riconosciuto il reddito di cittadinanza aveva dichiarato di abitare da sola, in affitto, in una casa di Pescocostanzo.
In realtà, secondo l’accusa, la donna non aveva mai lasciato l’abitazione della madre con cui aveva sempre convissuto, anche durante il periodo in cui ha percepito regolarmente il sussidio erogato dallo Stato.
L’altro giorno, la vicenda giudiziaria di Francesca Gasbarro, residente a Pescocostanzo, è approdata davanti al giudice monocratico del tribunale di Sulmona, Francesca Pinacchio che, ascoltate le parti, ha condannato la donna a due anni e quattro mesi di reclusione più il pagamento delle spese processuali.
I fatti risalgono al periodo 2020-2021 quando, nell’ambito di specifiche indagini svolte dalla Guardia di finanza sui cosiddetti “furbetti del reddito”, è emerso che la donna, all’atto della presentazione della domanda per ottenere il beneficio economico, aveva falsamente dichiarato di risiedere in un’abitazione di Pescocostanzo, requisito necessario per accedere al sussidio.
Le successive verifiche svolte dagli uomini della guardia di finanza di Sulmona sui percettori del reddito di cittadinanza, hanno permesso di accertare che l’abitazione in questione risultava affittata a un'altra famiglia e che la donna, al contrario di quanto dichiarato, viveva con la madre nella casa di famiglia.
Una vera e propria “furbata” secondo il pubblico ministero che ha sostenuto l’accusa e ha chiesto – e ottenuto – per la donna il processo per percezione indebita del reddito di cittadinanza.
Dai conteggi dei finanzieri si è scoperto che da novembre 2020 a gennaio 2021 Francesca Gasbarro, aveva percepito indebitamente la somma complessiva di 7.800 euro.
Da qui la condanna alla pena di 2 anni e 4 mesi di reclusione. (c.l.)
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