Residenti costretti a pagare doppie tasse

8 Giugno 2019

La denuncia di chi è costretto a restare fuori casa perché in quelle riparate o riedificate non ci sono acqua, luce e gas

L’AQUILA. Sono molti i residenti del centro storico costretti a pagare doppia Imu, doppia Tasi e doppia Tari. Sono quelle persone e famiglie che, pur avendo le loro abitazioni di proprietà ricostruite o riparate, comunque finite da almeno un anno e in diversi casi anche di più, non possono rientrare perché non ci sono acqua, corrente elettrica, gas e fognatura. La denuncia, a nome di molti residenti, arriva da Lanfranco Vecchi.
SITUAZIONE ASSURDA. «È una situazione assurda quella nella quale ci troviamo. Dopo “l’esodo” post-terremoto del 2009, gli aquilani hanno conservato, per decisione del Comune, la residenza nel luogo dell’edificio abbandonato. Ora, per i palazzi danneggiati, una volta arrivati al termine dei lavori, i proprietari sono costretti a pagare Imu e Tasi come se fossero seconde case», sostiene Vecchi, «anche se in realtà tali edifici non sono abitabili, in quanto privi di sottoservizi. In aggiunta», afferma Vecchi, «il luogo dove si dimora abitualmente non può essere considerato come prima casa, perché la residenza anagrafica è quella d’origine, e, di conseguenza, anche su questa abitazione deve essere pagata una seconda Tasi, al 30% se si è “inquilini” del Progetto Case o Map (l’aliquota nazionale è al 10%)».
IL “FINE LAVORI”. E poi c’è il problema del “fine lavori” da parte delle imprese: «Nell’agosto 2018, l’impresa ha comunicato il “fine dei lavori”. Il mio aggregato in centro storico è tutt’ora inabitabile, in quanto il Comune non ha provveduto ad eseguire il completamento dei sottoservizi (acqua, luce, gas, fognatura). Nel gennaio 2019 la ditta ci ha finalmente consegnato le chiavi per potervi accedere e, insieme, anche i documenti finali degli impianti elettrici, idraulici e meccanici (caldaia), che tuttavia non possono essere collaudati in quanto mancano luce, acqua e gas. Ad oggi, giugno 2019, i sottoservizi nel mio isolato non ci sono e manca anche l’agibilità cosiddetta “urbanistica” e, per giunta», sottolinea Vecchi, «l’edificio tornerà inaccessibile quando lungo la strada verrà scavato il tunnel dove passeranno cavi, tubature e rete fognaria».
CENTRO DISABITATO. «E questo è un altro motivo per cui il centro storico è in grandissima parte disabitato, sebbene diverse case siano state ultimate. Il regolamento comunale, con una sofistica, capziosa distinzione tra “inagibilità sismica e urbanistica”, ritiene che gli edifici siano “agibili sismicamente”, anche se non “urbanisticamente”, e quindi soggetti a tassazione Imu e Tasi come seconde case tenute a disposizione e che si debba pagare la Tasi anche per l’attuale luogo di residenza, in quanto “dimora non abituale”», precisa Lanfranco Vecchi.
DUE CASE, DUE TASSE. «Quindi dall’agosto 2018 è dovuto il versamento delle imposte Imu e Tasi (al 50% essendo il nostro edificio storico), della Tasi completa per la dimora attuale e anche delle due Tari per le due case (di proprietà e del Progetto Case). Già, anche la Tari, a meno di fare domanda di sospensione, sebbene al centro non esista un servizio di prelievo dei rifiuti e siano presenti solo sparuti bidoni colorati e cassonetti periferici, per cui coloro che invece sono rientrati a casa devono in ogni modo pagarla». Alcuni consiglieri comunali, a questo proposito, come Angelo Mancini e Lelio De Santis, hanno proposto di sospendere o diminuire fortemente la Tari per i residenti del centro storico e i commercianti.
E GLI AQUILANI SUBISCONO... «Ma ovviamente in Comune, alle numerose proteste, rispondono che questa è la normativa nazionale, a cui bisogna attenersi scrupolosamente e che non sono previsti casi particolari. La situazione è veramente odiosa e vessatoria», conclude Vecchi. Che pone una domanda: «Ma noi aquilani, dopo oltre dieci anni dal grande “botto”, siamo così giunti allo stremo delle forze fisiche e psichiche da non saper reagire a tutte le cose che ci capitano inopinatamente? E le istituzioni? Ci dovrebbero tutelare, invece si comportano in modo oppressivo».
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