Residenti prigionieri dei cantieri in centro

23 Febbraio 2018

«Mezzi pesanti enormi per movimentare materiali e terra occupano interi vicoli. Non c’è alcuna regolamentazione» 

L’AQUILA. In attesa delle decisioni dell’assessore alla viabilità. In attesa di rivedere il regolamento della Zona rossa. In attesa dei chiarimenti chiesti dalla Confcommercio a Comune, Gran Sasso Acqua e Soprintendenza ai Beni culturali. In attesa della definizione del contenzioso tra Comune e M&P per gli arretrati dovuti all’ente dalla società che gestisce i parcheggi, che sta bloccando il nuovo bando. In attesa di tutto questo, oltre ai commercianti e artigiani, anche molti residenti rientrati nel centro storico con grande fatica e – tanti – dopo quasi nove anni, sono prigionieri dei cantieri.
Prigionieri perché non c’è regolamentazione.
«Ci chiediamo come sia possibile, come nel caso di via Rustici-via San Pietro, ad esempio, ma in molte altre strade in pieno centro storico, con vie e viuzze, entrare con bilici, camion enormi», dicono alcuni residenti imbufaliti. «Dobbiamo fare ricorsi legali, chiamare la polizia municipale. È questo che si vuole? La guerra continua?».
Nella zona tra via Rustici e via San Pietro, alle spalle dell’omonima chiesa duecentesca, il piazzale antistante i garage e rimesse di un grande condominio, sono state ieri mattina letteralmente invase dai mezzi e dai materiali delle imprese, che hanno avviato da poco la ricostruzione di un aggregato adiacente. «Sono stato costretto a minacciare interventi legali», dice uno dei proprietari del condominio, «perché le auto non potevano né entrare, né uscire dai garage e non era possibile accedere alle rimesse».
«In città come Firenze, Perugia, che hanno centri storici, non sarebbe mai stato permesso da nessuna amministrazione far entrare mezzi così enormi, che ostruiscono completamente le stradine anche al passaggio pedonale», intervengono altri proprietari.
«Se devono trasportare, come in questo caso, materiale di risulta dagli scavi e dalle demolizioni, le imprese devono utilizzare mezzi più piccoli. Fanno più viaggi, ma è inevitabile: i disagi non possiamo sostenerli soltanto noi, che abbiamo avuto la fortuna-sfortuna di rientrare in centro storico dopo quasi nove anni», sostengono i residenti. «Quei mezzi pesanti così enormi rappresentano anche un gravissimo pericolo per i pedoni, che potrebbero essere investiti».
Tra commercianti e artigiani che soffrono una terribile crisi, a causa dei cantieri, sia della ricostruzione, che dei sottoservizi, e i residenti, la cui vita spesso è resa insopportabile, il centro storico sta morendo ancora prima di rinascere.
Il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, così come l’assessore alla Viabilità, Carla Mannetti, lo hanno ripetuto più volte e in più occasioni: «Il problema è da ricercare a monte, quando è stata avviata una ricostruzione a macchia di leopardo, senza un criterio preciso. Nel 2010 Fontana, allora commissario alla ricostruzione, aveva fatto un programma, ma è stato totalmente ignorato e, anzi, osteggiato», hanno sostenuto Biondi e Mannetti.
«Chiodi deve andarsene subito. Così come la Struttura tecnica dell’architetto Gaetano Fontana. La Regione non ha fatto niente, dunque non c’entra con la ricostruzione, che ce la facciamo noi aquilani»: parole e musica dell’ex sindaco, Massimo Cialente, in un afoso 17 giugno 2012, quasi sei anni fa.
La ricostruzione “fatta dagli aquilani” ora, però, viene contestata da più parti. Mentre commercianti, artigiani, residenti e associazioni di categoria, sono in attesa di risposte.
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