Residenza sanitaria ferma al palo Ora il caso approda in parlamento

Pezzopane (Pd) annuncia un’interrogazione: «Informerò il ministro: Asl e Regione si muovano» L’Azienda tace sullo stop della gara d’appalto. Attestati di solidarietà al sindaco di Montereale
L’AQUILA. Approda in parlamento il caso della Residenza sanitaria assistenziale di Montereale chiusa da tre anni. Dopo lo stop dell’Asl all’appalto – nel giorno della seduta per l’assegnazione dei lavori alla ditta vincitrice – e la denuncia del sindaco Massimiliano Giorgi, fioccano le reazioni a sostegno della riapertura immediata della struttura, ora trasferita all’Aquila. Nessun commento, per ora, da Asl e Regione.
APPELLO AL MINISTRO. «Vicenda gravissima, piena di risvolti inquietanti», sostiene la deputata del Pd Stefania Pezzopane. «Cosa sta succedendo ancora? Presenterò immediatamente un’interrogazione parlamentare. Voglio sapere i motivi del blocco. Che gioco si sta facendo? È l’unica struttura pubblica del territorio, sempre efficiente e con un alto grado di qualità. Serve riaprirla, abbiamo superato già mille ostacoli. Perché all’improvviso è stata bloccata? Cosa è successo? E i 40 lavoratori quando potranno tornare a lavorare in quella struttura? Il direttore generale, l’assessore regionale battano un colpo. Chiedo l’intervento del ministro e se serve un’ispezione. Si tratta», aggiunge, «di una situazione estremamente grave. Sono a fianco del sindaco, degli amministratori dell’Alto Aterno e dell’intero territorio. La popolazione anziana ha bisogno di risposte».
SOSTEGNO DA CARUSO. Anche l’amministrazione provinciale raccoglie la denuncia del sindaco Giorgi. Il presidente Angelo Caruso, ieri, ha avuto un colloquio telefonico con il primo cittadino di Montereale: «Sono a sostegno del sindaco in questa battaglia», spiega il presidente della Provincia. «Una residenza sanitaria come quella di Montereale rappresenta un presidio essenziale per una località che, come tante altre nell’entroterra provinciale, ha un’alta percentuale di persone anziane residenti. Strutture come questa andrebbero sostenute e, anzi, ne andrebbe elevato al massimo lo standard di accoglienza a servizio della popolazione. Per questo motivo assicuro il massimo sostegno agli amministratori di Montereale, facendomi parte attiva nei confronti della direzione generale dell’Asl affinché possa sbloccarsi questa situazione al più presto».
DI BENEDETTO INDAGA. Il consigliere regionale Americo Di Benedetto, appresa la denuncia del sindaco di Montereale, avvierà un approfondimento. «Proprio di recente», afferma, «in commissione Vigilanza, su mia proposta, è stato affrontato il problema dei servizi di manutenzione dell’Asl nei presìdi del territorio. La questione dei servizi nelle aree interne mi sta a cuore da sempre. Sono disponibile a lavorare da subito per individuare le criticità che impediscono la soluzione del problema. Le aree di montagna vanno tutelate: occorre applicare le leggi e declinare una programmazione solidale per sanità, trasporti e altri servizi primari».
LE ACCUSE DI PIETRUCCI. Memoria storica delle battaglie a sostegno della Rsa di Montereale è l’ex consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci. «Questa vicenda», commenta, «è una delle tante storie interrotte e abbandonate da quando io e Lolli abbiamo lasciato la Regione. Eppure avevamo accelerato i tempi e avviato un iter che non è stato poi completato. Sarebbe servita una procedura d’urgenza, che non fu scelta per cavilli burocratici. Del resto, i dirigenti gestiscono le cose, mentre la faccia ce la mette chi amministra. Il ritardo di 3 anni è inaccettabile», prosegue Pietrucci. «Mi auguro che si proceda senza indugio. La comunità dell’Alto Aterno non può attendere i tempi della burocrazia che non tiene conto della complessità della vita nelle nostre zone. Spero che sia fatta un’indagine conoscitiva consiliare per rimettere insieme i pezzi mancanti e procedere senza indugio. La Rsa deve tornare a essere una risorsa per la vita del territorio, i lavoratori e gli assistiti sono al centro del progetto. Il trasferimento all’ex Onpi doveva essere una soluzione temporanea, e ritardare ulteriormente il rientro in sede sarebbe criminale. Chi ha sbagliato ripari, chi deve decidere lo faccia presto».
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