Resta in carcere il giovane accusato dell’omicidio

Delitto di Barisciano, il Riesame boccia l’istanza per riportare a casa il macellaio La difesa: sulla scena del crimine un’altra impronta oltre a quella dell’arrestato
L’AQUILA. Resta in carcere il giovane macellaio accusato di omicidio. Il tribunale del riesame, infatti, ieri pomeriggio ha respinto l’istanza di attenuazione della misura cautelare presentata dalla difesa di Gianmarco Paolucci. Per il 25enne, arrestato venti giorni fa per l’omicidio di Paolo D’Amico, 55 anni, operaio dell’Asm trovato morto il 24 novembre del 2019 nella sua abitazione di Barisciano, è stata confermata la detenzione nell’istituto penitenziale di Rieti.
I giudici del riesame hanno notificato la decisione all’avvocato del giovane, Mauro Ceci, con un pronunciamento di poche righe a seguito dell’udienza celebrata in mattinata. Le motivazioni saranno rese note entro 45 giorni, ma sta di fatto che, almeno in questa fase, ha retto il castello accusatorio della Procura avallato dal gip Guendalina Buccella che ha firmato l’ordinanza di custodia a carico di Paolucci. Sussistono tuttora, stando alla valutazione fatta dal riesame, soprattutto le esigenze cautelari basate sulla particolare efferatezza del crimine, consumato con 22 colpi inferti a D’Amico con uno scalpello e una mazzetta da carpentiere, e sugli indizi a carico del giovane macellaio. Sulla confutazione del movente, tramite l’indicazione di elementi diversi rispetto a quelli accusatori scaturiti dalle indagini dei carabinieri, la difesa ha incardinato la memoria sottoposta all’attenzione dei giudici del riesame. Il delitto, secondo la Procura, sarebbe legato a questioni di droga, considerato che nel garage di D’Amico sono stati trovati nove chili di marijuana destinati allo spaccio, o di soldi. Ceci, però, nella memoria difensiva evidenzia che le analisi su un capello, prelevato a Paolucci dopo l’arresto, accertano l’assenza di tracce riconducibili al consumo di droga nei mesi precedenti. Il movente economico, secondo la difesa, verrebbe smontato dal fatto che sui conti del macellaio non sono stati rilevati movimenti anomali di somme in entrata e in uscita.
Il principale aspetto evidenziato, su cui Ceci ritiene necessari ulteriori approfondimenti, riguarda la presenza sulla scena del delitto di un’altra impronta di scarpa, diversa da quella che gli investigatori ritengono appartenente a Paolucci. Questo elemento, stando alla tesi del difensore, dimostra che nel garage di Barisciano dove D’Amico è stato ucciso c’era anche qualcun altro. Circostanza che, se confermata, minerebbe alle fondamenta la costruzione accusatoria secondo cui il giovane macellaio, incastrato dalle tracce del Dna trovate sul cadavere di D’Amico, sarebbe l’unico autore dell’omicidio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

