Resta in cella perché manca il braccialetto elettronico

Si tratta dell’arrestato per l’aggressione al Centro d’accoglienza dei migranti Il giovane non può andare ai domiciliari e il suo legale fa ricorso al Riesame
SULMONA. Non c’è la disponibilità del braccialetto elettronico e nonostante il giudice gli abbia concesso gli arresti domiciliari, è costretto a rimanere in una cella del carcere di Pescara. Ha del paradossale la storia che coinvolge Serafino Di Lorenzo, il giovane di Sulmona arrestato con Nicola Spagnoletti, senza fissa dimora originario di Arezzo, perché ritenuto responsabile dell’irruzione nel centro di accoglienza di Sulmona e del ferimento di uno dei 27 migranti presenti quella sera nella struttura. L’indagato infatti, che doveva tornare nella sua abitazione di Sulmona già dalla scorsa settimana, sarà costretto a restare dietro le sbarre almeno fino a quando dal ministero della Giustizia arriverà la disponibilità del braccialetto elettronico. «È davvero incredibile quello che si sta verificando al mio assistito», afferma l’avvocato Alberto Paolini, difensore di Di Lorenzo, «che dovrà restare in carcere, secondo quanto mi è stato riferito dagli uomini della questura, altri 40 giorni, ovvero il tempo solitamente necessario per avere un braccialetto elettronico. Mentre dovrebbe già essere a casa così come ha deciso il giudice. Una vera ingiustizia contro la quale ho già inoltrato ricorso al tribunale del Riesame».
Intanto ieri mattina è stato conferito l’incarico al medico-legale Ildo Polidoro per l’incidente probatorio le cui operazioni peritali inizieranno il prossimo 18 settembre e avranno una durata di 60 giorni. Il perito dovrà chiarire se la ferita può aver causato pericolo di vita o l’indebolimento permanente di un organo e la compatibilità con i coltelli sotto sequestro. E dovrà chiarire se su questi coltelli siano presenti tracce di materiale organico riconducibili alla parte offesa. (c.l.)
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