Restauri eseguiti in ritardo, chiesa risarcita

La Corte d’appello dà ragione alla confraternita Sant’Angelo: «La ditta incaricata paghi il dovuto»
CELANO. La Corte d’appello dell’Aquila ha rigettato il ricorso presentato dalla Tecno Restauri contro l'Arcoconfraternita "Sacro Monte di pietà" della chiesa di San Michele Arcangelo di Celano, assistita dall'avvocato Fernando Pestilli per la vicenda legata al restauro della volta settecentesca, degli stucchi e delle pitture dell'edificio sacro. Vicenda durata dieci anni per la quale si era già pronunciato in primo grado il Tribunale di Avezzano. Secondo il contratto stipulato tra le parti nel luglio 2012, l'Arciconfraternita affidò alla ditta la realizzazione dei lavori di restauro pittorico e decorativo della chiesa danneggiata dagli eventi sismici del 2009 per 50mila euro più iva. I lavori dovevano iniziare il 16 luglio 2012 e terminare entro il 31 dicembre 2012. Il termine dei lavori è stato poi prorogato al 10 marzo 2013 (con la sottoscrizione di un nuovo contratto) data entro la quale i lavori non erano ancora stati completati. Così venne notificato alla ditta l'inadempimento contrattuale per inosservanza del termine di riconsegna dei lavori con l'applicazione di una penale per ogni giorno di ritardo a decorrere dall'11 marzo 2013. Il primo contratto prevedeva una penale di 50 euro al giorno, tuttavia i tecnici, all'epoca dei fatti, l'ingegnere Ruggero Pestilli e l'architetto Domenicantonio Piperni, calcolarono un nuovo computo metrico redigendo un nuovo contratto che aumentava la penale a 200 euro al giorno. I lavori sono terminati con 94 giorni di ritardo. Sostenendo di non essere responsabile dei ritardi l'impresa ha presentato appello contro la sentenza del Tribunale di Avezzano che aveva «parzialmente accolto l'opposizione proposta dalla Arciconfraternita contro il decreto ingiuntivo per il saldo dei lavori di restauro notificatole dalla ditta Terno Restauri, revocando il decreto ingiuntivo e confermando la condanna al pagamento del non contestato importo di 1.880 euro con rigetto di ogni altra domanda proposta dalla Tecno Restauri e condannando la medesima convenuta opposta alla rifusione delle spese di lite». La Corte d'Appello ha rigettato il ricorso per due motivi perché «non possono che ritenersi indimostrate le cause impeditive al tempestivo adempimento indicate dall'attuale appellante» e perché «l'entità della penale giornaliera in sé corrisponde grossomodo a circa 1'11,50 % del compenso giornaliero pattuito per l'esecuzione delle lavorazioni nei tempi prestabiliti (pari a 33 giorni) e non pare eccessiva. «Per dieci anni mi hanno infangato, ma la verità è che io ho vinto la prima causa e l'appello», afferma il priore dell'epoca Fabio Rocchesini, «e ho fatto risparmiare 28.800 euro alla confraternita. Invierò al Vescovo, al responsabile delle confraternite della Diocesi e al parroco la richiesta irrevocabile di cancellazione del mio nome dell'albo della Confraternita». (f.d.m.)

