«Revenge porn figlio di social e telefonini»

Il caso della minorenne e delle foto osè divulgate dall’ex per vendetta, parla la psicologa Vagnozzi
SULMONA. «Il revenge porn non può essere considerato una dipendenza, il sesso sì. Anche se il fenomeno di scattare foto e riprendere video anche osé, è figlio dei social e degli smartphone che, questi sì, possono essere inseriti tra le nuove dipendenze dei nostri ragazzi». All’indomani dell’inizio del processo che vede coinvolti due giovanissimi della Valle Peligna, il primo in qualità di imputato e l’altra come vittima del revenge porn, la psicologa Annalisa Vagnozzi, funzionaria della Asl del servizio Serd per l’area peligno-sangrina. «I social sono diventati la principale via di comunicazione tra i giovani, i quali, secondo me, hanno perso un pochino il senso delle cose a forza di postare tutto quello che riguarda la loro vita. Anche gli aspetti della sfera sessuale sono diventati un contenuto che spesso viaggia su internet senza un grosso filtro. Però, ripeto, il revenge porn non può essere considerato tra le dipendenze. È un satellite, perché è il sesso che può diventare una dipendenza patologica, come il gioco d’azzardo, l’ortoressia e tanti altri comportamenti compulsivi. Anche se ci vogliono determinate caratteristiche perché possa essere considerata tale».
Nel frattempo il processo che vede coinvolti due giovanissimi della Valle Peligna va avanti. Nella prossima udienza toccherà al 18enne essere ascoltato dal giudice, al quale dovrà spiegare la sua versione dei fatti dopo quella data dalla sua ex fidanzata, ancora minorenne, e dai suoi genitori. (c.l.)

