Riabilitazione post-virus Frullo: siamo penalizzati

6 Dicembre 2020

Il segretario Confsal: «Disparità di trattamento rispetto al resto dell’Abruzzo» In provincia dell’Aquila si spendono 21 euro ad abitante, nel Teramano 57

L’AQUILA. «Per scelte sbagliate nel passato i guariti da Covid che necessitano di riabilitazione potrebbero essere costretti a spostarsi fuori provincia o addirittura fuori regione». A lanciare l’allarme che riguarda gli abitanti della provincia dell’Aquila è il segretario generale Confsal, Fabio Frullo, sollecitando l’intervento della Regione, della Asl e dei sindaci dell’Aquila, Avezzano e Sulmona.
«La terribile pandemia da Covid19, che sta colpendo questo territorio», spiega Frullo, «riporta alla luce il conosciuto problema della disparità di trattamento tra la zona dell’entroterra abruzzese e le altre. Infatti, i pazienti Covid vanno prima identificati, trattati e successivamente supportati e la riabilitazione è uno dei temi fondamentali di questa patologia, in quanto oggi è pieno di pazienti impegnati a recuperare la piena efficienza fisica dopo la malattia. In questo quadro, le scelte effettuate nel tempo dalla Regione appaiono sconcertanti».
Il segretario Confsal confronta i numeri: «Per quanto riguarda la riabilitazione, la Regione attribuisce alla Asl dell’Aquila un budget di 6.556.465 euro per 309.820 abitanti. Differentemente, ne prevede 21.634.243 per Chieti che ha 397.123 abitanti, 14.535.122 per Pescara con 323.184 abitanti e 17.706.212 per Teramo con 312.239 abitanti. Da ciò, il valore medio annuo pro-capite per ogni cittadino della provincia dell’Aquila è di 21 euro, mentre per Chieti è di 54 euro, per Pescara è di 45 euro e per Teramo è di 57 euro. In grande sintesi: un abitante della provincia dell’Aquila ha 21 euro per la riabilitazione, uno di Chieti 54, uno di Pescara 45 e uno di Teramo 57. La sventura di nascere in un territorio straordinario», sottolinea Frullo, «ma già colpito da un sisma devastante è aumentata da scelte politiche inaccettabili. Non può esserci differenza di trattamento nel campo della salute e la politica ha come compito principale quello di garantire la parità di trattamento tra le persone più bisognose».
Secondo Frullo «ulteriore conferma che il budget attribuito alla provincia dell’Aquila non corrisponde al fabbisogno effettivo è fornito dalla stessa Asl, che è costretta a subire un saldo di mobilità passiva per prestazioni riabilitative per circa 3.000.000 di euro verso strutture extraregionali o extraprovinciali. In sostanza, un paziente aquilano, è costretto a curarsi fuori dalla sua provincia o addirittura fuori dalla sua regione. A questo si aggiunga che un riequilibrio della media pro-capite regionale (44,25 euro) comporterebbe un lavoro a tempo indeterminato per più di 200 persone, ovvero per tutte quelle qualifiche professionali fondamentali per la riabilitazione. Insomma, è come se nel tempo la Regione ci avesse scippato una fabbrica a favore di altri territori». Da qui l’appello alle istituzioni «di lavorare insieme, al di la delle appartenenze, per un necessario riequilibrio territoriale». (r.s.)
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