Riapre al culto la storica chiesetta di San Celestino V

L’edificio restaurato è tra Paganica e Pescomaggiore La benedizione del cardinale Petrocchi prevista l’1 febbraio
PAGANICA. Sabato primo febbraio sarà un giorno storico per Paganica. Alle 10 l’arcivescovo cardinale Giuseppe Petrocchi (che in quel giorno sarà a Paganica nell’ambito della visita pastorale) presiederà la cerimonia della benedizione dell’altare – con la deposizione della reliquia del Santo del Morrone – nella chiesetta di San Pietro Celestino V, situata lungo la strada provinciale tra Paganica e Pescomaggiore, da poco restaurata.
«Alla cerimonia, che assumerà valore sia religioso che civile», scrivono gli organizzatori dell’evento, che sono la parrocchia di Paganica e l’associazione culturale La Fenice, «è prevista la presenza dei rappresentanti di Prefettura, Questura, Carabinieri, Guardia di finanza, Esercito, Vigili del fuoco, Soprintendenza, Comune dell'Aquila, Regione, Provincia».
«La restituzione al culto del piccolo tempio è un fatto importante per Paganica, ma è un tassello altrettanto importante per L’Aquila, perché la chiesetta sarà uno dei luoghi simbolo della Perdonanza Celestiniana, che poco più di un mese fa è stata inserita dall’Unesco nell’elenco dei beni immateriali dell’umanità», afferma Giovacchino D’Annibale, editore di Radio L’Aquila 1, che si sta occupando di alcuni aspetti organizzativi dell’evento del primo febbraio. La chiesetta, dopo il terremoto del 2009, ha rischiato di sparire visto il degrado, l’abbandono e i danni provocati del sisma. C’è voluta la testardaggine dei paganichesi, e in particolare di Raffaele Alloggia, se la chiesetta oggi può tornare alle sue antiche funzioni. Merito chiaramente anche della Soprintendenza (Segretariato regionale), della parrocchia, dell’associazione La Fenice e soprattutto dei fedeli, che sono già tornati a frequentarla. L’amministrazione separata per l’uso civico di Paganica e San Gregorio è intervenuta per la sistemazione della parte esterna.
«La chiesetta è di stile romanico, con piccola monoaula a capanna», scrive in una nota storica Raffaele Alloggia, «è stata censita già nel 1312 come San Petri ad Marginem. Dopo la canonizzazione di San Pietro al Morrone, del 5 maggio 1313, la chiesa fu intitolata al santo anche in ricordo dell’intervento che Papa Celestino fece nei confronti del re Carlo II d’Angiò, nell’agosto 1294, che consentì il rientro all’Aquila di 64 capifamiglia paganichesi, esiliati a seguito delle lotte tra Paganica e Bazzano, per motivi economici e territoriali. Anche la Chiesa aquilana prese atto, all’epoca, di quest’evento, che divenne parte integrante di una Laude medievale che si recitava la domenica a Collemaggio».
La chiesetta, quindi, può diventare non solo un luogo dello Spirito (e lo è già), ma anche “testimone” di quella che è stata già definita “Perdonanza laica”, proprio in relazione alla “pace” tra Paganica e Bazzano. All’interno della chiesetta ci sono alcuni affreschi, in uno dei quali (XVII secolo) è raffigurato San Pietro Celestino. Da qualche anno, nell’ambito della Perdonanza, il Fuoco del Morrone sosta nel luogo sacro.
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