Riapre dopo dieci anni il monastero di clausura

10 Marzo 2019

Il cardinale Petrocchi celebra nella restaurata casa delle Clarisse di Paganica Folla di fedeli alla cerimonia. Nella teca la Bibbia strappata dalle macerie

PAGANICA. Fra un paio di mesi la via Crucis della ricostruzione giungerà alla decima stazione. Ogni tanto, però, si apre uno spiraglio, un pertugio in cui si infila la luce che annuncia – come ha ricordato l’arcivescovo, il cardinale Giuseppe Petrocchi – la Pasqua della rinascita. Quella luce è spuntata sul monastero delle suore Clarisse di Paganica che ieri pomeriggio è stato inaugurato dopo lunghi lavori di restauro.
Quel monastero, dove riposano le spoglie della Beata Antonia (che fondò il monastero nel 1447 con San Giovanni da Capestrano), dieci anni fa fu completamente distrutto dal terremoto. La madre Badessa, suor Gemma Antonucci, perì sotto le macerie. A conclusione della cerimonia religiosa l’attuale Badessa madre Rosa Maria Tufaro, dopo aver esordito con una frase tratta dal Magnificat “il cuore esulta in Dio mio Salvatore”, ha ringraziato tutti coloro che in questi anni sono stati vicini alle suore con aiuti materiali e spirituali. Ha poi sottolineato come suor Gemma sia stata la pietra angolare che ha sorretto il monastero nei momenti difficili del post-sisma dando alle Clarisse la forza per decidere di restare a Paganica, di alloggiare in una struttura provvisoria e dare avvio ai lavori che hanno portato alla riapertura del monastero di Santa Chiara.
All’ingresso è stata posizionata una teca con all’interno il libro della Bibbia estratto dalle macerie dai vigili del fuoco nove mesi dopo il sisma. Il volume porta ancora i segni della furia che si scatenò quella notte, ma le suore hanno voluto che fosse visibile a tutti come «messaggio di speranza che desideriamo consegnare a chiunque verrà a bussare al convento in cerca di Dio, di pace e di speranza».
La piccola chiesa di San Bartolomeo annessa al monastero (la chiesa più grande avrà bisogno di altro tempo per tornare agibile) non è riuscita a contenere le centinaia di persone che hanno partecipato alla cerimonia religiosa. Molti sono rimasti fuori e hanno seguito la messa attraverso i diffusori audio.
La bella giornata, movimentata solo da qualche leggera folata di vento, ha permesso che tutto si svolgesse in maniera ordinata e silenziosa come il luogo richiede. Con il cardinale Petrocchi c’erano altri tre vescovi: il vescovo di Rieti Domenico Pompili, il vescovo di Termoli-Larino Gianfranco De Luca, il nunzio monsignor Orlando Antonini. E poi sacerdoti, religiosi e suore. La messa è stata animata dai bravissimi giovani del coro diocesano giovanile di San Massimo diretti dal maestro Davide Castellano. La presenza di monsignor Pompili e di monsignor De Luca (che è anche vicepresidente della conferenza episcopale Abruzzese-Molisana) non è stata certo casuale. Nella diocesi di Rieti ci sono i borghi più colpiti dal sisma del 2016, a partire da Amatrice. Nella diocesi di Termoli-Larino c’è San Giuliano di Puglia, il paese che nel 2002 pianse 27 bambini (tutti del 1996) e una maestra travolti dal crollo della scuola elementare causato da una scossa di terremoto e dagli errori progettuali.
Il cardinale Petrocchi, dopo un’omelia in cui si è soffermato sulle tante tentazioni che l’uomo di oggi deve respingere («al diavolo», ha detto, «bisogna sempre sbattere la porta in faccia») ha chiuso la cerimonia ricordando le vittime del sisma del 2009 e ha svolto una breve riflessione sullo stato della ricostruzione a 10 anni dall’evento tragico.
«Ci sono due terremoti», ha sottolineato, «quello che ha colpito le strutture edilizie e quello che non si vede, ma che ha colpito nel profondo il cuore e l’anima delle persone. La ricostruzione dev’essere a 360 gradi e spero che si possa andare avanti con rapidità fino al giorno in cui potremo cantare tutti l’inno di vittoria sul terremoto». Nell’omelia, parlando della vocazione e della missione delle Clarisse, Petrocchi ha detto che il monastero «laboriosa dimora, ha le finestre aperte sul mondo e spesso, pur recluse, le suore attraverso la preghiera arrivano dove a volte anche noi non arriviamo». Dopo l’inaugurazione si è svolta un’agape fraterna (piccolo buffet) seguita dal concerto “Il privilegio di Chiara” oratorio sacro per voci femminili e quartetto d’archi. Testo e musica di Marcello Bronzetti.
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