Ricatti hard al sacerdote: condannato

8 Marzo 2020

Confermati 30 mesi allo studente israeliano accusato di essere l’aguzzino dell’ex parroco di Bagno cui spillò 7mila euro

L’AQUILA. Confermata in Cassazione la sentenza a carico di un giovane israeliano, Mehez Amara, condannato a trenta mesi di carcere per un ricatto a sfondo sessuale ai danni dell’ex parroco di San Raniero di Civita di Bagno, don Luigi Abid Sid. I giudici, che pure hanno elogiato i contenuti del ricorso della difesa finalizzato al ribaltamento della precedente sentenza, hanno però ritenuto di non cambiare i termini della contesa e il verdetto definitivo, peraltro non recentissimo, ha dato ragione al prete. Fu lo stesso uomo di Chiesa a denunciare l’estorsione e a mandare in carcere il giovane. Il quale aveva chiesto soldi per non divulgare i messaggi WhatsApp compromettenti, intercorsi tra loro. Una storia che, quando emerse alla ribalta delle cronache, mise in imbarazzo la Curia e il sacerdote, pur parte civile nel procedimento penale, dovette avviare un percorso di riabilitazione come previsto dal diritto canonico.
Nelle varie udienze l’avvocato Ernesto Venta aveva chiesto l’assoluzione del giovane o, almeno, un maggiore approfondimento istruttorio a suo avviso molto lacunoso essendo state ignorate le ragioni del sospettato che non sembravano fuori luogo. Il giovane non rischia il carcere e può restare in Italia. I due si erano conosciuti in quanto l’israeliano, studente universitario, viveva negli alloggi della residenza di San Carlo Borromeo a Coppito gestita dalla Curia. Essi divennero amici e il loro rapporto fu caratterizzato da alcuni messaggi sboccacciati. All’inizio si trattò di frasi spiritose, che poi divennero sempre più spregiudicate. Lo straniero, secondo l’accusa, aveva bisogno di soldi per campare e decise di “finanziarsi” a spese del prete. Verso la fine di giugno 2014 l’imputato chiese al sacerdote di poterlo incontrare. Lo studente gli disse che alcuni suoi amici avevano letto i messaggi e li avrebbero divulgati se non avesse pagato. Per la polizia era un’invenzione, ma il parroco accolse la richiesta consegnando 7mila euro. Poi l’arresto.
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