Riccitelli: «Io, transgender e di destra. Si può»

L’iscritta a Futuro nazionale risponde a Vladimir Luxuria: «Non è masochismo»
AVEZZANO. «Non condivido la narrazione secondo cui la destra alimenterebbe un clima pesante nei confronti delle persone transessuali, né l'idea per cui le persone transessuali che militano nella destra, o che sposano i valori della destra, sarebbero “masochiste”». Con garbo e fermezza: così Francesca Riccitelli, iscritta avezzanese di Futuro nazionale con una transizione di genere alle spalle, risponde alle parole di Vladimir Luxuria rilasciate al Centro.
«Parlo per esperienza diretta», spiega Riccitelli, «ho concluso un percorso di transizione anni fa, oggi sono iscritta a Futuro Nazionale e milito da anni nel centrodestra, riconoscendomi nei valori di una destra identitaria, conservatrice e orgogliosa. Non mi sono mai sentita discriminata per la mia condizione all'interno dell'ambiente politico che ho scelto. Sono sempre stata giudicata da tutti per ciò che penso, per le idee che porto avanti e per il mio impegno. Ridurre tutto a uno schema in cui la destra odia le persone trans e la sinistra le protegge significa raccontare una realtà molto più semplice di quella che è, peraltro non corrispondente al vero. Le persone non si dividono in buoni e cattivi in base alla tessera di partito. Peraltro, a sinistra ho notato che spesso il rispetto si applica solo fintanto che la si pensi come loro».
«Essere di destra», continua Riccitelli, «non significa avere qualcosa contro le persone omosessuali o transessuali o contro qualunque altra categoria. Significa avere una determinata visione della società, della famiglia, della sicurezza, basata sull'amore per la patria. Per questo respingo con convinzione l'idea che milioni di elettori e militanti di destra siano influenzati dalla cosiddetta “transfobia”. È una rappresentazione ingiusta e del tutto fuorviante. Infine», conclude, «mi si consenta una riflessione personale. Credo che nessuno possa sentirsi in diritto di rappresentare di un'intera categoria di persone, solo in base a un'etichetta».
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