Ricercatori aquilani nel team di restauro del capolavoro

L’AQUILA. Indagini diagnostiche effettuate con le tecnologie più avanzate, condotte da ricercatori dell’Università dell’Aquila, hanno contribuito al progetto di restauro del capolavoro di Piero della...
L’AQUILA. Indagini diagnostiche effettuate con le tecnologie più avanzate, condotte da ricercatori dell’Università dell’Aquila, hanno contribuito al progetto di restauro del capolavoro di Piero della Francesca “La Resurrezione”, nel Museo Civico di Sansepolcro (Arezzo).
Il termine dei lavori arriva dopo 3 anni dall’apertura del cantiere, avviato grazie alla generosità del mecenate Aldo Osti e al contributo del Comune. L’intervento di restauro è stato effettuato dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e dalla Soprintendenza di Arezzo.
Il restauro ha riservato una sorpresa, oltre ai sorprendenti azzurri, verdi e marroni finalmente ritrovati che fanno di questo affresco, o meglio una pittura a tecnica mista, in parte ad affresco, in parte a tempera e a secco, l’opera d’arte più bella al mondo secondo Aldous Huxley (ma anche Edgar Degas, il grande maestro dell’impressionismo francese, avrebbe visitato Sansepolcro per vederlo) confermando che è stato dipinto altrove e in seguito ricollocato nell’attuale posizione.
L’intervento conservativo è stato preceduto e affiancato da importanti indagini diagnostiche effettuate con le tecnologie più avanzate. A queste indagini ha partecipato attivamente il Laboratorio Las.E.R. del Dipartimento di ingegneria industriale e dell’informazione e di economia dell’Università dell’Aquila, coordinato dai docenti Paoletti e Ambrosini.
Il Laboratorio, leader a livello internazionale nel campo della conservazione del patrimonio artistico e architettonico, nella sua quarantennale attività, ha effettuato indagini diagnostiche su importanti opere sia nel territorio aquilano che sul territorio nazionale, in particolare la Cappella degli Scrovegni di Giotto, la Cappella di Teodolinda nel Duomo di Monza, la Porta del Ghiberti del Battistero di Firenze, utilizzando tecniche interferometriche, riflettografia e termografia.
In particolare, per quanto riguarda “La Resurrezione” sono state eseguite attività di diagnostica termografica infrarossa, in stretta collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure, sin dal 2009.
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