Ricercatori Intecs, appello Fiom
Il sindacato torna a sollecitare soluzioni per i dipendenti licenziati
L’AQUILA. Sulla vertenza Intecs la Fiom-Cgil torna a sollecitare una soluzione alla vicenda dei ricercatori licenziati a fine 2017.
«Possibile», si chiedono i rappresentanti sindacali, «che la loro vertenza sia ancora ferma al palo, nonostante tutto sia pronto per avviare quel percorso di recupero delle loro professionalità di cui per mesi i vertici della Thales Alenia Space e la Regione hanno discusso, con tanto di impegni e accordi sottoscritti da loro stessi, nonché da Cgil-Cisl-Uil e Fim-Fiom-Uilm? Ma quale opinione si dovrebbero fare tutti i lavoratori in difficoltà se, di fronte a una soluzione a portata di mano per almeno una delle tante vertenze del territorio, continuano a esserci indugi e “tattiche” prese di tempo?».
Eppure, secondo la Fiom, «sembrerebbe che i vertici della Thales Alenia Space di finanziamenti regionali ne abbiano di fatto già portati a casa, pur senza aver dato seguito agli impegni presi. È giusto? Se i finanziamenti pubblici non producono effetti positivi sull’occupazione in un territorio così in crisi come il nostro, la responsabilità dovrà pur essere di qualcuno. Gli ex ricercatori Intecs un’idea se la sono fatta. Innanzitutto c’è da riflettere sull’affidabilità dei soggetti imprenditoriali che non mantengono fede a impegni presi in sede istituzionale; c’è poi una responsabilità delle istituzioni che non impongono stringenti vincoli sulla concreta ricaduta occupazionale a fronte dell’erogazione di finanziamenti alle imprese attraverso bandi pubblici. La cosa è particolarmente grave quando le imprese che percepiscono finanziamenti sono o a partecipazione statale o comunque tali per cui dovrebbero sentire la responsabilità di quel ruolo sociale che anche la Costituzione, oltre al comune sentire, attribuisce loro».
I rappresentanti dei lavoratori rimarcano che «non è la prima volta che il territorio subisce questo tipo di mortificazione. È stato così, all’indomani del terremoto, quando la Leonardo (allora Selex elsag) sottoscrisse in prefettura l’impegno a mantenere i livelli occupazionali; il numero dei dipendenti, invece, è progressivamente sceso e, stando alle recenti dichiarazioni dell’azienda, nulla lascia supporre che ci sarà un’inversione di tendenza. Alquanto ingenuo il distacco con il quale la Leonardo dell’Aquila parla della difficoltà a reperire sul territorio giovani laureati con competenze nel settore dell’elettronica. Il territorio ha una vocazione nell’elettronica che viene da lontano e ci sono competenze consolidate immediatamente disponibili (vedi licenziati Intecs). Ma se le aziende che si occupano di elettronica non propongono localmente percorsi occupazionali veri (che non siano solo tesi di laurea o stage senza prospettive), è difficile che i giovani imbocchino certi percorsi di studio».

