Ricettazione, fratelli condannati per la vendita di un motore rubato

AVEZZANO. Sono stati condannati dal collegio del tribunale di Avezzano a 4 anni e 8 mesi di reclusione con l’accusa di ricettazione per aver venduto un motore rubato a un cliente tramite eBay, noto...
AVEZZANO. Sono stati condannati dal collegio del tribunale di Avezzano a 4 anni e 8 mesi di reclusione con l’accusa di ricettazione per aver venduto un motore rubato a un cliente tramite eBay, noto sito di e-commerce. Sotto processo sono finiti i due fratelli di Avezzano, Antonello e Mario D’Alessandro, quest’ultimo già noto alle forze dell’ordine per episodi simili. In particolare, nel 2016, era finito in un servizio delle Iene a seguito delle segnalazioni di acquirenti di diverse regioni italiane che si erano rivolti alla trasmissione di Italia 1 sostenendo di aver acquistato e pagato online motori e pezzi di ricambio per auto, ma di non aver mai ricevuto la merce. Un inviato del programma l’aveva raggiunto in un bar spacciandosi per un acquirente e lo aveva filmato presentandogli un elenco di vendite di cui erano stati percepiti i pagamenti senza l’avvenuta consegna dei prodotti.
L’episodio al centro della vicenda giudiziaria davanti al collegio del tribunale di Avezzano, presieduto dal giudice Marianna Minotti, riguarda invece un caso del 2011 e in particolare di un motore di cilindrata 2mila di una Golf venduto tramite i canali web di eBay. Secondo l’accusa, l’acquirente aveva pagato il motore, ma gliene era stato consegnato uno diverso, poi risultato rubato. Inizialmente le indagini avevano fatto propendere gli investigatori verso l’ipotesi di un motore con la matricola cancellata. Infatti in un primo momento i due avezzanesi erano stati accusati di riciclaggio. Il pubblico ministero, Elisabetta Labandi, aveva chiesto una pena di 7 anni di reclusione con l’accusa di riciclaggio. Reato poi mutato in ricettazione. Durante le indagini si era ipotizzato che il motore fosse stato modificato in modo da non poter essere rintracciato. Successivamente, invece, gli inquirenti avevano scoperto che era stato rubato e proveniva da una macchina di proprietà di una persona della provincia di Cremona. Per tale motivo la condanna inflitta è stata, per entrambi i fratelli, di 4 anni e 8 mesi di reclusione a testa.
Gli avvocati degli imputati, Antonio Pascale e Giovanni Fracassi, hanno annunciato ricorso in appello sostenendo «che possano essere ravvisati dei vizi procedurali e che la condanna risulti sproporzionata». (p.g.)
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