Ricorso anti-Snam, ecco le motivazioni

Comune e ambientalisti: «Gasdotto opera non strategica e dannosa. Partecipate tutti alla manifestazione del 21 aprile»
SULMONA. L’amministrazione comunale, il Wwf, Legambiente e Italia Nostra fanno quadrato contro la Snam. Ieri in una conferenza stampa che si è tenuta a Pescara è stato ribadito il no alla centrale del gas di Case Pente autorizzata il 22 dicembre scorso e l’illegittimità della procedura autorizzativa del metanodotto rimessa in piedi dal governo uscente. Ma soprattutto è arrivato l’appello alla partecipazione massiccia alla manifestazione “No Snam- No gasdotto, No centrale, Stop hub del gas” in programma il 21 aprile dalle 15 a Sulmona.
«Stiamo agendo con tutti i mezzi e strumenti a nostra disposizione contro la realizzazione di centrale e metanodotto, per bloccare la procedura», ha detto Annamaria Casini, «rinnovo l’appello a partecipare alla grande manifestazione del 21 aprile. Questa è una battaglia di tutti: associazioni, comitati, cittadini, istituzioni. Abbiamo invitato tutti i sindaci del nostro territorio e di tutti i comuni coinvolti dal passaggio del metanodotto in Italia. Ribadiamo la netta contrarietà a opere dannose per il nostro territorio a forte rischio sismico».
Il primo cittadino ha ribadito ancora una volta la necessità di far sentire la voce di tutti gli abruzzesi e ha sottolineato l’importanza della mobilitazione, «alla quale hanno aderito e stanno aderendo in tantissimi, per una difesa collegiale di un territorio ancora una volta minacciato da interessi del tutto estranei a quelli della collettività».
Il presidente regionale di Italia Nostra, Mimmo Valente, nel confermare la convinta adesione alla manifestazione del 21, ha annunciato che «anche la sua organizzazione sta valutando l’opportunità di rivolgersi alla magistratura amministrativa contro il decreto governativo favorevole al contestatissimo impianto di Sulmona».
Il delegato abruzzese del Wwf Luciano Di Tizio e il presidente regionale di Legambiente Giuseppe Di Marco hanno invece illustrato alcune delle tante criticità su cui sta lavorando l’avvocato Francesco Paolo Febbo per la stesura del ricorso al Tar che sarà presentato entro maggio. Tra queste è stata evidenziata la non strategicità dell’intervento: secondo lo scenario dell’Unione europea nel 2030, se venissero realizzate tutte le infrastrutture programmate, la capacità delle importazioni di metano in Europa arriverebbe a 1.000 miliardi di metri cubi all’anno, cioè un livello tre volte maggiore della domanda. E ancora, è stato puntato l’indice sulla contraddittorietà dell’iter legato alla realizzazione dell’opera; sul mancato coinvolgimento dei cittadini e l’assenza di ascolto della volontà popolare; sugli elevati rischi legati alla realizzazione dell’opera per l’uomo, da quello sismico all’incolumità pubblica, nonché per il territorio.
«Le opere», è stato ribadito, mettono inoltre a rischio aree protette nazionali e regionali, la tutela dell’orso bruno marsicano e altre specie, come lupo e camoscio».
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