Ricostruzione a passo di lumaca Di Stefano: c’è chi rema contro

30 Settembre 2016

L’assessore comunale attacca i tecnici ma anche i proprietari e parla di «omissioni altrui» L’ufficio speciale emana altri tre provvedimenti per cercare di sveltire al massimo le pratiche

L’AQUILA. Siamo alle solite: è muro contro muro ("di gomma" secondo l’assessore alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano) tra il Comune e i tecnici, ritenuti la causa primaria della lentezza con cui si ricostruisce. Perché a oggi «non c’è stato un progetto, uno soltanto, che non sia stato consegnato in modo incompleto, o perché manca un documento, o perché non vi è indicata la successione, o perché non si sapeva ad esempio che gli eredi di un palazzo vivono in Australia». Ironia a parte, tutti elementi che dopo sette anni dal sisma i tecnici che hanno la responsabilità dei progetti dovrebbero già conoscere bene. Dopo averlo detto e annunciato a inizio estate, adesso si parte sul serio anche con le sanzioni ai tecnici incaricati «che consegnano i progetti incompleti e pretendono pure l’ammissione della pratica a protocollo per togliersi di dosso la responsabilità di eventuali penali». Invece no, la pubblica amministrazione non può caricarsi l’onere di correre ai ripari e di subire le conseguenze delle omissioni altrui, soprattutto perché all’orizzonte c’è un obiettivo «alto» come la rinascita di una città terremotata, che spinge da ogni lato per ripartire: lo si vede nella voglia dei giovani di riappropriarsi del centro, ma anche dei commercianti di tornare a vivere in una città normale. In teoria le pratiche relative ai progetti di ricostruzione che devono uscire ammontano a 3 miliardi, in linea con quanto programmato dal Governo, che nella legge di Stabilità del 2015 ha stanziato 5 miliardi di euro fino al 2020. Se anche tutta la filiera procedesse a dovere, la città sarebbe ricostruita in 12 anni (dal 2009). Invece i numeri dicono tutt’altro: su 1.600 pratiche circa consegnate dall’inizio dell’anno, soltanto 117 hanno completato l’iter e sono arrivate a contributo. Dunque, il paradosso è che per il 2016 il Comune ha 800 milioni di competenza, 300 in cassa, ma non ci sono i progetti da finanziare: una situazione inconcepibile per Di Stefano «abbiamo istruito una delibera di giunta, per cui i progetti dovranno essere presentati dai titolari del contributo, poi, se la pratica risulterà incompleta, verrà respinta a seguito di verbale, che evidenzierà i documenti mancanti». Se il Governo rifacesse due conti a fine anno, potrebbe decidere per il 2017 di concedere alla ricostruzione dell’Aquila un importo in linea con quanto ha dimostrato di sapere spendere (il cosiddetto "tiraggio") ed essendoci altre emergenze in corso, vedi terremoto nel centro-Italia, non è una ipotesi così remota. «Con i due elenchi di progetti finanziabili usciti fino a questo momento dell’anno, sono stati impegnati 180 milioni» ha aggiunto l’assessore alla Ricostruzione «e se dovesse uscire ora il 17esimo elenco, arriveremmo a fatica a finanziare progetti per 20 milioni». Un po’ pochini insomma. «Chiediamo una maggiore collaborazione da parte di tutti i soggetti coinvolti nella ricostruzione», ha aggiunto il dirigente dell’Ufficio speciale Raniero Fabrizi «a partire dai titolari dei contributi fino ai tecnici, noi stiamo facendo del nostro meglio adottando procedure il più possibile snelle». Tre gli ultimi provvedimenti adottati dall’Usra: uno riguarda le vecchie procedure e verranno fatti controlli sulla titolarità degli edifici; un secondo provvedimento riguarda le schede parametriche parte seconda, per lo più delle frazioni, si procederà con il rilascio del contributo a seguito delle autodichiarazioni dei tecnici (e controlli sul 100% dei cantieri); infine per gli edifici di pregio storico-artistico, sempre delle frazioni, la maggiorazione per le parti di pregio viene portato al 60%.

©RIPRODUZIONE RISERVATA