Ricostruzione al palo, donne in marcia

20 Novembre 2018

Il serpentone ha concluso il viaggio di protesta dal prefetto: «Per il terzo anno le nostre case resteranno disabitate»

L’AQUILA. Alla testa del serpentone delle donne dell'Alta Valle dell'Aterno, ieri mattina, c'era un signore 80enne con una semplice fascia sulla fronte per sopportare il freddo e una fiaccola stretta nella mano destra. Ha percorso da domenica tutti i 50 chilometri della protesta voluta da mamme, figlie, nonne, lavoratrici e amministratrici locali di ieri e di oggi, sollecitata in verità da una mamma che da tre anni vorrebbe riportare i suoi figli nel paese d'origine, Cagnano Amiterno. Donne che hanno deciso di alzare la loro voce pacificamente in un contesto nazionale in cui sono spesso proprio le donne a farsi sentire, come a Torino, per dire al governo e alla politica di non lasciare soli a combattere con le incongruenze dell'impianto normativo della ricostruzione i Comuni di Campotosto, Montereale, Capitignano, Cagnano Amiterno, Barete, Pizzoli. Si sono prese per due giorni lo spazio persino dei media nazionali, decidendo di lasciare i tavoli tecnici «inconcludenti» per denunciare il disagio che stanno vivendo i cittadini da Barete in su, fino al confine con il Lazio. E così dopo decine di chilometri percorsi al freddo ma di buon passo con gli scarponcini ai piedi da Campotosto sino a Montereale domenica, e ieri mattina dal Cermone sino al centro storico dell'Aquila, sono arrivate a bussare, prima di mezzogiorno, alla porta del prefetto, Giuseppe Linardi, a pochi giorni dal sit-in dei sindaci dei Comuni che si è tenuto giovedì scorso con tutte le bandiere sindacali e delle organizzazioni. Ieri no: con le donne dell'Alta Valle dell'Aterno non c'erano bandiere, proprio a rimarcare che la protesta non deve avere niente a che fare con le appartenenze politiche (anche se Fratelli d'Italia ha definito la marcia come «manifestazione propagandistica»). Alle manifestanti Linardi ha chiesto di tornare con una relazione dettagliata di ciò che non va in questa ricostruzione che vede da una parte quella del 2009 procedere lentamente e, dall'altra, quella del 2016 ingarbugliata in un impianto normativo complesso e inapplicabile secondo i sindaci. «Abbiamo fatto decine di tavoli tecnici», ha spiegato il sindaco di Cagnano Amiterno, Iside Di Martino, affiancata anche da Lucia Pandolfi, ex sindaco di Montereale, uno dei Comuni in cui è stato avviato un solo cantiere post-sisma 2016, «ma noi non abbiamo il potere per risolvere l'inconciliabilità delle norme e per il terzo inverno consecutivo le nostre case resteranno inabitate. Così i nostri paesi sono destinati a morire».
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