Ricostruzione, difficile restituire i soldi avanzati

Da alcuni consorzi bilanci in attivo anche fino a 62mila euro alla fine dei lavori Ma restano nelle banche perché non sanno come farli tornare indietro
L’AQUILA. Siamo al paradosso: non solo in diversi Consorzi e aggregati sono avanzati soldi (solo per un aggregato vincolato dai Beni culturali a San Domenico, si parla di oltre 62mila euro) del finanziamento per la ricostruzione post-sisma 2009, ma non si sa come restituirli allo Stato.
Ma andiamo per ordine.
SORPRESA. È stata una vera sorpresa, visti i tagli che sono stati fatti a monte, quando sono stati presentati i progetti per le ristrutturazioni o ricostruzioni delle abitazioni danneggiate o distrutte dal terribile terremoto del 2009, trovarsi di fronte a un avanzo di bilancio a chiusura della contabilità. Terminati i lavori, c’è la rendicontazione e i tecnici, con grande sorpresa, annunciano un avanzo di spesa di oltre 62mila euro, per quanto riguarda l’aggregato vincolato dai Beni culturali di un grande Consorzio nel quartiere San Domenico, in pieno centro storico.
CHE FINE FANNO I SOLDI? Ma dove finiscono i soldi avanzati? Vanno restituiti allo Stato, precisano tecnici e imprese. Una volta dichiarata al Comune la chiusura dei lavori, la somma dovrà ritornare a chi l’ha finanziata.
SOMME VINCOLATE. I soldi dei contributi statali per la ricostruzione, sono vincolati nelle varie banche. Quindi, anche se è il Comune ad assegnarli (con la pubblicazione dei vari elenchi, dei quali da poco è stato reso noto il 28°), restano in banca. E, quindi, anche le somme avanzate dai lavori. Non possono essere spese in alcun modo, anche se sono stati fatti tagli o lavori a risparmio in alcuni casi.
SOS BANCA. Gli istituti di credito, dove di volta in volta i Consorzi e gli aggregati hanno fatto affluire i finanziamenti, ora si trovano di fronte al problema di dover restituire i soldi allo Stato. Ma le banche stanno scrivendo al ministero, perché non c’è una procedura ufficiale da poter seguire. «Evidentemente, lo Stato non ha previsto che potessero avanzare soldi dalla ricostruzione», afferma uno dei presidenti dei Consorzi, «e ora, paradossalmente, ci si trova di fronte a questa difficoltà». «Noi stiamo scrivendo al ministero per capire come far ritornare questi soldi allo Stato», fanno sapere da una delle banche interessate, «in alcuni casi sono due anni che i soldi sono in deposito e il ministero non ce li richiede». Un conteggio non è stato possibile farlo, ma sembra si tratti di qualche centinaio di migliaia di euro che dovrebbero tornare nelle casse dello Stato.
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