Ricostruzione, ecco il piano di Rivera
Il responsabile ad interim dell’Ufficio sisma 2016: entro 2 mesi almeno 300 pratiche sotto ai 100mila euro e più personale
L’AQUILA. Basta fare un giro nell’Alta Valle dell’Aterno, tra Capitignano, Montereale e Campotosto o nei comuni del Teramano colpiti dal sisma del Centro Italia, per rendersi conto di come la ricostruzione sia ferma. Ma, semmai dovessero servire dei numeri a suffragare le immagini di paesi in via di spopolamento e case puntellate, ecco che arrivano da Vincenzo Rivera, nuovo responsabile dell’Ufficio della ricostruzione per il sisma 2016-2017. Rivera è stato nominato l’1 gennaio, ma ha preso servizio da una settimana. «La situazione è drammatica», afferma, «è stato accumulato un enorme ritardo nell’esame delle pratiche per la ricostruzione tra delocalizzazioni, attività produttive ed edifici residenziali». Sono 208 le istruttorie autorizzate, su un bacino di interventi di 10mila edifici che hanno subìto danni. «Lo Stato rischia di spendere molto di più in Contributo di autonoma sistemazione (Cas) e ospitalità alberghiera, che non in ricostruzione delle abitazioni danneggiate», dichiara Rivera, che annuncia di voler dare un’accelerata: l’obiettivo è esaminare e autorizzare almeno 300 delle 600 istanze di contributo al di sotto dei 100mila euro. Il tutto, nei prossimi 60 giorni.
«PIANO DI GUERRA». «Le pratiche approvate risultano davvero poche», la riflessione di Rivera, che ha voluto esaminare subito le carte, prima di improntare quello che definisce «un piano di guerra. Vogliamo accelerare le autorizzazioni per gli edifici con danni lievi, B e C, al di sotto dei 100mila euro di valore complessivo», dice, «in totale sono circa 600, ma 300 vanno definite e autorizzare in due mesi: molti di questi sfollati usufruiscono di assistenza Cas oppure ospitalità alberghiera. È evidente che lo Stato rischia di sborsare più per l’assistenza, che per riparare gli edifici danneggiati dal terremoto. Dobbiamo far rientrare le famiglie, per evitare che vengano spesi inutilmente soldi pubblici».
PROROGATI I CONTRATTI. Uno dei primi atti dal responsabile dell’Ufficio ricostruzione sisma Centro Italia è stata la proroga dei contratti al personale precario. «Venerdì scorso», annuncia, «ho inviato una circolare ai sindaci dei Comuni del cratere con cui si autorizza la proroga di tre mesi dei Co.co.co, i Contratti di collaborazione dei 56 lavoratori impiegati negli uffici comunali per le pratiche della ricostruzione. Una proroga temporanea, in vista della trasformazione dei contratti in assunzioni a tempo determinato».
Diversa la posizione dei 28 dipendenti dell’Ufficio speciale della ricostruzione, che hanno ottenuto una proroga fino al 31 dicembre 2020, nella legge di Stabilità.
MANCA PERSONALE. «L’imbuto si è creato a causa della mancanza di personale», evidenzia Rivera. «In Abruzzo abbiamo una ripartizione percentuale, in base alla complessiva ricognizione dei danni della ricostruzione, pari al 10%. In sostanza, il governo ci ha assegnato il 10% delle risorse e il 10% di dotazione organica: in realtà, se facciamo un censimento scientifico basato sui dati della popolazione assistita e degli edifici inagibili, ci spetterebbe il 17% della quota, che consentirebbe quasi di raddoppiare il personale. Ora abbiamo meno di 100 tecnici destinati alle pratiche della ricostruzione, contro i 200 previsti».
MEGLIO IL MODELLO L’AQUILA. «L’incremento di personale è la prima richiesta avanzata al governo», conclude Rivera, «esiste, poi, un’impalcatura giuridica che ha mutato i princìpi della ricostruzione mutuando l’Emilia Romagna, invece di ispirarsi al sisma 2009, con una sovrapposizione normativa che non agevola».
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