Ricostruzione, fondi residui per 25 milioni ancora nelle banche

Sono le somme avanzate dagli interventi negli aggregati Romano (Iv): «Il Comune dovrebbe recuperarle, ma non lo fa»
L’AQUILA. C’è un aspetto della ricostruzione di cui in questi anni si è parlato molto poco. Si tratta dei cosiddetti residui, le somme cioè concesse agli “aggregati” ma che alla fine dei lavori risultano non spese. Di solito si pensa che le imprese cerchino di utilizzare il contributo a disposizione fino all’ultimo euro ma non è così. La direzione lavori quando chiude il cantiere deve fare tutti i conti al “centesimo” e quello che non è stato utilizzato resta “parcheggiato” sul conto corrente intestato al presidente dell’aggregato o del condominio.
Le banche attualmente hanno in “pancia” molti conti correnti con i residui che in base alla legge dovrebbero essere restituiti al Comune il quale, su autorizzazione del ministero, li deve rimettere nel calderone dei fondi della ricostruzione per essere di nuovo utilizzati. I soldi però a quanto pare per ora sono in gran parte ancora nelle banche e non si tratta di briciole. Secondo una stima, in difetto, fatta dal consigliere comunale Paolo Romano, potrebbero essere intorno ai 25 milioni di euro. Pochi giorni fa la Corte dei conti ha pubblicato un documento dal quale risulta un controllo (seguito a una segnalazione) relativo a un grosso aggregato del centro storico che ha avuto un avanzo di ben 300mila euro. Il consigliere Romano qualche settimana fa aveva rivolto, sull’argomento, una interrogazione all’assessore alla ricostruzione Vittorio Fabrizi il quale ha risposto senza però dare né certezze sulle cifre né sulle modalità con le quali quei soldi dovrebbero tornare al Comune. La risposta di Fabrizi la si può leggere sull’albo pretorio dove sono pubblicati i resoconti delle sedute di consiglio comunale. «Sulla questione», affermò, «si sono innescati una serie di problemi, in via di risoluzione ma tuttora irrisolti, perché parliamo di cifre importanti, parliamo di decine di migliaia di pratiche, quindi decine di migliaia di economie eventuali, non molte a dire la verità, comunque economie. La lettura della norma parla di previa autorizzazione del ministero dell'Economia e Finanze. Gli uffici hanno sempre inteso questa autorizzazione come un'autorizzazione di tipo generale, cioè un pronunciamento del ministero dell'Economia e Finanze che autorizza l'utilizzo di quelle economie tout court, il punto di vista dell'Abi, cioè delle banche e del ministero, fino a poco tempo fa, era il contrario, cioè l'autorizzazione doveva essere, come dire personale, per la singola pratica, improponibile, visto i numeri di cui parliamo». L’interrogazione e la risposta sono passate di fatto sotto silenzio come se 25 milioni di euro (e forse sono molti di più) siano poca roba nella valanga di soldi che in questi anni è piombata sulla città. Ma Paolo Romano non intende mollare.
«Dopo la mia interrogazione del giugno scorso», dice il consigliere di Italia Viva, «l’assessore Fabrizi disse che avrebbe quantificato precisamente con gli uffici le somme giacenti sui conti correnti della ricostruzione. Da un rapido calcolo comunque dovrebbe trattarsi di 20-25 milioni di residui solo sugli agevolati. Nulla si è mosso dopo quella interrogazione, nonostante le somme siano ragguardevoli. Andrebbe intrapresa un'azione con il ministero dell’Economia e delle Finanze per comprendere i motivi per cui le banche trattengono ancora i residui e cercarne il loro riutilizzo su L’Aquila, magari, come scritto nella mia interrogazione, anche per fronteggiare l’emergenza Covid sui cantieri; una politica fatta di concretezza avrebbe innanzitutto dovuto comprendere _ attraverso una concertazione con le associazioni datoriali, Ance in testa _ la quantificazione delle somme sostenute per le misure aggiuntive derivanti dall’ambigua ordinanza sindacale 71 che ha portato nel maggio scorso alla riapertura dei cantieri edili. Il sindaco Pierluigi Biondi non dovrebbe stilare lettere generiche alla Struttura di Missione richiedendo extra contributi per le imprese, dovrebbe cominciare a dare corpo a misure reali, individuando da primo cittadino quali sono quelle che possono essere le migliori strade per arrivare alle soluzioni».
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